Abitudini bestiali

Questa mattina, nel far camminare un po’ quella povera bestia che sopporta la quarantena con noi, mi sono imbattuto in questo: una busta di spazzatura aperta sulla spiaggia, lasciata li a marcire e a svuotarsi. Non è la prima volta che vedo una cosa del genere, e non pensate a qualche vandalo o ignorantone, perché non è colpa loro.

Questa volta, la colpa è della natura. O, per meglio dire, degli animali che gironzolano nottetempo sul lungomare, che, alla ricerca di cibo, non si fanno troppi scrupoli a fiutare, aprire e mangiare dalle buste dei rifiuti. Buste che, purtroppo, per una cattiva abitudine di molti residenti di Viale Gramsci, vengono adagiate presso i piccoli bidoni dell’immondizia.

Si stuffano, poverini, ad andare a buttare la spazzatura ai cassonetti (distanti si e no un centinaio di metri al massimo), e preferiscono dunque lasciare il sacchetto in bella vista davanti la loro porta di casa, senza troppo sbattimento. Tanto, all’indomani, un’addetto dell’Akrea passerà a raccogliere il tutto.

Questa cattiva abitudine umana porta con se una conseguenza animale: gatti, cani e uccelli (specialmente gabbiani, non troppo rari di primo mattino) si fiondano sulle buste già aperte attirate dagli odori del tonno, degli avanzi della carne, e chissà da cos’altro.

Da una cattiva abitudine nasce un piccolo e tangibile danno: inquinamento. La busta l’ho raccolta io, questa volta, e riportata ai cassonetti, ma quante buste di rifiuti rimangono abbandonate in bella vista, sotto gli occhi degli stessi scostumati che ora fanno finta di niente, nè si premurano di raccoglierle?

Forma mentis. E se cercate un colpevole, questa volta non è un gatto, nè un uccello: è usanza dei cani randagi trascinare in un luogo percepito come “sicuro” una busta di immondizia per frugarci all’interno. Con ogni probabilità, questa volta è stato Nero.