Venezia: una meravigliosa trappola per turisti

Non c’è molto da dire: Venezia è una città unica, assolutamente da vedere, un must have sulla lista dei luoghi da vedere almeno una volta nella vita. Personalmente non c’ero mai stato, ed in questo 2020, per iniziare il decennio col botto, ho finalmente colmato questa mia mancanza.

Generalmente poco affollata a causa della paranoia per il coronavirus, la città si è mostrata libera ed agevole nonostante gli spazi piccoli e stretti. A detta di tutti, c’era “poca gente“, anche laddove le piazzette e le strade erano affollatte. “In genere c’è molta più ressa“. All’albergo sono stati contenti di avere dei clienti italiani, dato che “vengono per lo più da fuori“, così come ben evidente camminando qua e la.

Ma tolta l’immagine “romantica” del luogo, cosa resta davvero di Venezia? Escluse quelle tappe obbligate del Palazzo Ducale, dell’Accademia, di Piazza San Marco e relativa chiesa, del giro in Gondola… cos’è Venezia, a parte l’immagine che tutti noi conosciamo?

Ben poco, mi viene da dire. È un ammasso di ristoranti anonimi, al limite del decente, dove sai già che ti fermerai per gustare uno stereotipato piatto del posto. È un ammasso di stradine maleodoranti, non per gli ovvi odori della marea ma per i bisogni fisiologici espletati ad ogni angolo. È un percorso obbligato tra determinate strade, adorne di vetrine e luci. È una spledida trappola per turisti.

Ed a ben vedere, proprio tutto è messo a punto per il turista. Se in passato ci si stupiva per i cartelli scritti in inglese, oggi quei cartelli, così come i menù dei ristoranti, sono scritti esclusivamente in cinese… o giapponese. Anche quel pizzico di fascino british ha ceduto il passo all’opportunità di prostrarsi ai nuovi “padroni” della città.

Opportunismo e commercio vanno di pari passo, ed in fondo Venezia è una città che divenne grande proprio grazie al commercio. Non c’è da stupirsi dunque di questi comportamenti, che strizzano l’occhio proprio a chi è ben propenso ad aprire il portafoglio.

Si è persa, insomma, quell’atmosfera della laguna, quell’immagine di una città, quell’idea di un luogo. Visitare Venezia è stato si emozionante, ma allo stesso tempo ripetitivo. Non perché non fosse unica, ma perché nella sua unicità non ha saputo far altro che ripetere una narrazione di se già sentita, vecchia, dedita più al cliché turistico che si può trovare un po’ ovunque nel mondo.

Detto questo, resta una città da visitare, un luogo da vedere con i propri occhi, almeno una volta nella vita. Più per ciò che rappresenta che non per ciò che è diventata.