Clickbait da coronavirus

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Non bastasse l’ingiustificato allarmismo che trasborda quotidianamente in ogni discorso, andando ben aldilà delle battutine che tutti ci stiamo scambiando al minimo colpo di tosse, ad alimentare la paranoia popolare ci pensano anche i giornali, che anziché contrastare le bufale finiscono per diffonderle.

In Calabria non si sono ancora registrati casi di contagio da coronavirus. L’attenzione mediatica su ogni ricovero – che fosse a Cosenza, a Reggio Calabria o in chissà quale paese – mantiene alta l’asticella dell’allerta, ed ogni giorno è un fiorire di messaggi su nuovi casi sospetti, tanto su whatsapp che sui social. Ogni caso d’influenza diviene automaticamente un “caso sospetto”, e ci ritroviamo così con i giornali locali intasati da inutili allarmismi.

Sorprendentemente, il territorio crotonese non era ancora stato colpito da questa piaga. Almeno fino a ieri, quando intorno all’ora di pranzo è iniziata a circolare prepotentemente la storia di una ragazza “rientrata dall’estero” con “sintomi preoccupanti”. Una storia iniziata a girare su whatsapp, che però ha attirato l’attenzione di qualche attempato giornalista, che non ha resistito alla tentazione ed ha colto l’occasione al volo pubblicando un articolo.

Articolo che è tutto un programma: titolato “Coronavirus, sospetto caso all’ospedale San Giovanni di Dio“, a fine articolo viene sommessamente scritto che “Nel frattempo, sarebbe il caso che la gente non andasse in escandescenze. La febbre e la provenienza dall’estero non fanno per forza un caso di coronavirus“. Come dire: lo sappiamo benissimo che non è coronavirus, ma lo scriviamo lo stesso… sennò chi lo clicca l’articolo?

Un caso di clickbait da manuale, che la dice lunga sulla qualità di certo giornalismo, sempre più decadente e volto alla delazione, all’allarmismo, alla diffusione di notizie senza alcun fondamento. Tant’è vero che si sarebbe potuta fare una chiamata, così come ha fatto un’altra testata, per chiedere informazioni e chiarimenti in merito. Ma si è preferito alimentare il panico.

L’epidemia di coronavirus non va sminuita o ridicolizzata, ma d’altro canto non va neppure estremizzata. E la stampa, in questo, dovrebbe avere un ruolo fondamentale.