Emergenza. Manutenzione.

E

Manutenzione. Emergenza. Due termini che non hanno nulla in comune tra loro, ma che in un paese come l’Italia finiscono spesso accomunati in una sola frase. C’è bisogno di manutenzione. Ci si ritrova in emergenza.

La ciclicità di queste affermazioni sta oramai diventando un cliché, e non c’è tragedia, annunciata o improvvisa, dove non ci si renda conto – sempre tardivamente – che sarebbe stata opportuna “più manutenzione” o comunque un occhio più attento. E mai come nell’ultimo anno, a finire sotto accusa sono i ponti e viadotti sparsi lungo la penisola.

Dopo i violenti nubifragi dei giorni scorsi ci si è trovati a far fronte ad uno scenario già visto. Il crollo del viadotto Madonna del Monte sulla A6 in Liguria, trascinato via da una cosa come “15 mila metri cubi di fango”, ha riportato alla mente quanto accaduto poco più di un anno fa, con il crollo del Ponte Morandi di Genova. Fortunatamente, in questo caso non ci sono state vittime, nonostante la strada fosse aperta al transito e trafficata.

Due ponti in Liguria, dove è stata chiusa anche un tratto di A26 per “gravi carenze strutturali” riscontrate in almeno due viadotti, il Fado Nord ed il Pecetti Sud. Sono solo gli ultimi, ed arricchiscono una lunga lista composta da 1425 strutture senza gestore e da 1918 in attesa di interventi urgenti. Detta semplice, strutture abbandonate a loro stesse.

La vera emergenza, in questo scenario, sembra essere proprio la manutenzione, o per meglio dire la sua grossolana mancanza. Le pagine di cronaca si riempiono di avvenimenti del genere, tanto a livello nazionale quanto più a livello locale, e la politica si affanna a cercare cause e colpevoli, a rincorrere promesse e certezze. Una routine che assomiglia ad una spirale dalla quale non si riesce ad uscire.

Lo Stato, al quale ci si appella incessantemente, sembra impotente, incespicato tra competenze, convenzioni, contratti e chi più ne ha più ne metta. Nessuno riesce mai a definire diritti e doveri, ed ogni maledetta volta che succede qualcosa, tutti fanno spallucce. Avrebbe dovuto supervisionare tizio, avrebbe dovuto aiutare caio, avrebbe dovuto avvisare sempronio. E così via.

Lo specchio di questo paese, purtroppo, sono diventati i ponti che crollano. Eredità di un passato recente di menefreghismo e disimpegno, di logica del profitto e del risparmio “ad ogni costo”. Fortunatamente, questa volta non c’è scappato il morto. Alla prossima, vedremo come andra.