Tentativi di redenzione

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Oggi, per puro caso, mi sono ritrovato a fare un salto a Taranto. Non ci andavo da un anno circa, e sostanzialmente ho ritrovato la stessa città di allora. Un giro veloce sul corso prima di rientrare a casa, un occhio alle vetrine. Solite cose.

Nel passeggiare, siamo arrivati praticamente alla fine (all’incrocio con Via Cugini, per intenderci). E li siamo stati fermati da un uomo, sulla sessantina, che nel richiamare il suo cane ci invitava ad accarezzarlo.

Un uomo affabile, dall’occhio vispo nonostante il marchio giallognolo della dipendenza, e come lui stesso ci racconterà, della malattia. Dopo un iniziale discussione incentrata sul suo cane, Mia, un tenerissimo e morbidissimo simil-bassotto che paragonerà più volte ad un maglioncino di cashmere, il tono della discussione è cambiato bruscamente. Dal tono scherzoso, siamo passati ad un lungo saluto fatto di due consigli ed una raccomandazione.

Dalle solite cose, fatte di “godersi la vita” e “vivere al meglio”, siamo passati al fulcro del suo monologo: fate attenzione, agli uomini e alle donne. Il riferimento, ovviamente, è sessuale, ma non parlava di tradimenti o di scappatelle: parlava di contagio. Di malattia. Di AIDS.

Nel parlare, ci confidò di essere sieropositivo da circa 15 anni, e delle sue difficoltà economiche (tra costo del farmaco e pensione minima riconosciuta). L’aveva accettato. L’aveva assimilato. Ma evidentemente, la cosa lo ha profondamente segnato: quel sorriso stampato sul volto lasciava trasparire tutto il disperato disagio di una persona consapevole di essere sola di fronte al suo destino.

Chissà quante volte avrà maledetto, in cuor suo, quella mancata accortezza, magari in una sera estiva, o dopo una festa tra amici. Cose che capitano, e che certe volte ti cambiano tutto. Dal canto suo, cercava di “sensibilizzarci” sul tema: ci ha detto di farlo continuamente, con chiunque fermava per strada, sopratutto ragazzi. Le malattie sessuali sono un tema serio, pesantemente sottovalutate.

Il suo parlare, durato oltre mezz’ora, sembrava non avere altro fine se non quello di ammonirci del pericolo. Per un attimo, pensai volesse dei soldi. Ma non chiese nulla. Non volle nulla, neppure una foto. Dopo averci salutato, riprese la sua passeggiata, e fermò quasi subito un altra coppia, probabilmente per rimettere in scena lo stesso, toccante, monologo.

Non so neppure come si chiama, quest’uomo con i baffetti ed i capelli brizzolati e dal maglione blu, che nel stringerci la mano ci chiese se potevamo aiutarlo “ad allungargli la vita” raccontando la sua storia. E non lo saprò mai. Ma la sua storia, raccontata sul corso di Taranto tra una carezza a quel morbido cagnolino ed un ricordo sbiadito delle proprie ambizioni e delle proprie aspettative, di certo non la dimenticherò mai.