Un vergognoso ritorno

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Apprendiamo che oggi, 10 agosto, Matteo Salvini sarà a Le Castella. A distanza di 4 anni dalla sua ultima visita nel crotonese, tornerà a fare campagna elettorale ed a ripeterci le sue mirabolanti promesse. Ed il suo seguito, sempre pronto ad ergerlo e sostenerlo, gli andrà dietro acclamandolo e stracciandosi le vesti.
 
Nessuno si vorrà ricordare del fatto che, quattro anni fa, Salvini promise di “sgomberare la stazione” dai migranti. Di “aggiustare la questura di Crotone“. Di recuperare la “sala d’aspetto per l’identificazione“. Di “bloccare gli sbarchi di clandestini” in questa terra perché “evidentemente troppi“. Di versare enormi quantità di denaro per la sicurezza, di fare nuove assunzioni. La sua narrativa era già cominciata, ma ad oggi, dopo tutti questi anni e annunci, nulla di quanto ha detto si è avverato.
 
Salvini verrà in Calabria ad incassare voti e consensi, purtroppo. Verrà a ripeterci delle potenzialità turistiche ed economiche dei nostri borghi, nonostante abbia più volte ripetuto di vergognarsi di questa regione, rettificando e puntualizzando di volta in volta. Con una mano ci addolcisce la pillola, mentre con l’altra ci pugnala alle spalle (un po’ come ha fatto con il M5S).
 
E mentre i sostenitori non si vergogneranno di salire sul suo carro in vista delle nuove formazioni politiche nazionali e delle nuove consultazioni che verranno, i crotonesi faranno quello che gli riesce meglio da millenni a questa parte: si metteranno l’uno contro l’altro, incapaci di fare squadra, di fare “blocco”.
 
Perché é passato più di un anno da quando Salvini accusò una insegnante del Liceo Scientifico Filolao di essere “politicizzata” per un tema scolastico. Si scomodò perfino il ministro Marco Bussetti che chiese di “fare chiarezza“, ed ovviamente Giancarlo Cerrelli, che parlò di “indottrinamento” (una cosa a dir poco comica).
 
Dopo oltre un anno, non si è appurata nessuna violazione, nessun “indottrinamento”, nessuna “visione sinistra”. E nessuno (NESSUNO) ha chiesto scusa a quella professoressa, sostenuta in pieno dai suoi studenti e dal corpo docenti. Non era colpevole di nulla, ma è finita comunque alla gogna.
 
Così funziona la propaganda. E nonostante tutte le incongruenze, le falsità, le menzogne dette in questi anni, non saranno pochi a sostenere l’operato di Salvini: operato che di fatto non ha prodotto nulla, men che meno in città, ma che trova ampio seguito in una “maggioranza” di persone che vivono più sui social che nella realtà.
Il ritorno di Salvini in Calabria – dove tra l’altro, recentemente, ha anche perso il seggio, per quel che importa vista l’attuale crisi di governo – è di quanto più vergognoso si possa vedere, di questi tempi: un teatrino messo in piedi da manipolatore ed adepti. Una messinscena fatta di “bacioni” e “cuori immacolati”, alla quale bisogna resistere senza indugiare e senza cadere nella tentazione della demagogia e della retorica.