Il tempo di scrivere

I

Nelle ultime settimane non ho avuto tempo per fermarmi a scrivere qualcosa. Non ci sono riuscito. Eppure, di cose ne sono successe, tra gli striscioni rimossi a Salerno, le risposte piccate della polizia, gli attachi a giornalisti e opinionisti… e ne sono successe anche a Crotone, dove ancora non si vede uno spiraglio di organizzazione per la fiera, e dove a stento sono riuscito a farmi un giro in centro per godermi le luminarie e le bancarelline.

Il lavoro nobilita l’uomo, ma è anche vero che lo estranea, lo delimita ad un perimetro ben preciso, fino a riportarlo, in determinati casi, ad uno stato bestiale di incoscienza ed ignoranza. Per tutta la scorsa settimana non sono riuscito a leggere tranquillamente un quotidiano, a seguire un telegiornale, a seguire le notizie e gli avvenimenti. Ho pensato solo al lavoro, alle cose da fare, da sbrigare, nel perenne ritardo di chi deve fare mille cose e riesce a compierne solo alcune.

Accumulo ritardi e sforo scadenze. Come tutti. Non dedico più il tempo che vorrei alle cose che mi piacciono, perchè pur volendo non ci riesco. Non posso. È fisicamente impossibile. E queste mancanze finiscono per alienarti, come scriveva oltre un secolo fa il buon vecchio Marx. Il lavoro fa anche questo.

Perdere colpi in questo immenso via vai di informazioni è letale. Distaccarsi anche solo per un giorno, non capire ciò che accade, non poter approfondire questioni e discorsi… è una tortura alla quale sono condannato, che per quanto cerco di tamponare non riesco mai a risanare.

Il tempo passa, e messa da parte l’appagante soddisfazione di un lavoro onesto in un contesto come quello in cui vivo, mi restano solo tante pagine bianche che avrei voluto scrivere non per il riscontro o per la gloria, ma per quel semplice istinto che non sono riuscito a soddisfare.