Questione di famiglie

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Cazzeggiando online, mi sono ritrovato a ridere di fronte a numerose vignette create sulla storia di Jim Carrey e la Mussolini. Non solo sui penosi attacchi della parlamentare, ma anche sulla simpatica risposta del comico, che ha generato innumerevoli meme. Lo scontro a distanza tra i due fa riflettere, perché ci interroga su un quesito al quale spesso rispondiamo con due pesi e due misure, e che oggi torna più attuale che mai non solo per via delle risposte della Mussolini, ma anche per la candidatura di un altro Mussolini, tale Caio, ennesimo sconosciuto entrato nelle fila di Fratelli d’Italia.

Entrambi i Mussolini, diretti discendenti del duce, non nascondono il loro pensiero: Alessandra non può prendere le distanze da quello che in fondo era suo nonno, mentre Caio ammette che non potrà mai provare vergogna per quella che è la sua famiglia. La cosa sembra star bene ai più, e non nascono polemiche o servizi televisivi a riguardo.

Polemiche e servizi televisivi che però nascono eccome, quando si tratta di accusare altre famiglie di negazionismo. Un po’ come successo di recente con la famiglia Riina, seguita fino in Francia per uno “scherzetto” delle Iene (che andarono a chiedere il pizzo al ristorante per “dimostrare cosa si prova”). Uno sketch televisivo di cattivo gusto, nato dal fatto che la famiglia del capomafia più famoso di sempre non ha mai preso le distanze dal suo antenato.

Le dinamiche sono esattamente le stesse: parliamo di due famiglie con precedenti pesanti, che tuttavia riguardano figure del passato del quale si chiede di rendere conto oggi. Nessuno degli intervistati vuole prendere le distanze, eppure per l’atteggiamento di uno nasce lo sdegno, mentre l’atteggiamento dell’altro non genera nulla.

Una riflessione a questo punto va fatta, perché é chiaro il doppiopesismo di cui soffrono in molti: pronti a condannare a prescindere i familiari di un mafioso, ma non quelli di un dittatore. Una condanna vacua ed inutile, in entrambi i casi.