Brutta aria a Castrovillari

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Quest’anno, insieme alla mia ragazza, abbiamo deciso di andare all’arcinoto carnevale di Castrovillari. Io stesso c’ero stato diversi anni fa, e ne ero rimasto affascinato e contento, viste anche le mancanze di alternative. Insomma, siamo partiti di buon’ora e ci siamo fatti le nostre due ore di macchina tutti belli contenti e carichi di aspettative.

Lungo il percorso, ci siamo accorti di esserci persi già la prima polemica: il “benvenuto” al carnevale della Lega, che aveva fatto infuriare la Pro Loco ed ha gettato una brutta scure sull’evento (la polemica prosegue, intanto). Una stupidaggie voluta da Leo Battaglia, un soggetto che non ha bisogno di definizioni: avrete letto il suo nome sui muri di tutta la regione, con frasi tipo “LEO BATTAGLIA ALLA REGIONE” o “VOTA LEO BATTAGLIA”. Insomma, un esaltato, un soggettone, un utile idiota asservito alla Lega.

Ma non gli diamo peso. Il carnevale non è un evento di partito, e l’ignoranza di qualcuno non lo deve pregiudicare. Tuttavia, all’arrivo in paese, abbiamo notato subito un’aria non proprio cordiale. Tralasciando il servizio dei locali, tra caffè (serviti in bicchieri di plastica)  e aperitivi “gonfiati” di prezzo ma non di contenuto e senza avviare discussioni sui centesimi e sulla scortesia dei più, abbiamo notato l’ingombrante presenza di numerose locandine della Lega sulle vetrine dei negozi. E, come se non bastasse, almeno una bandiera ben esposta andando verso il castello aragonese.

Nell’attesa della sfilata poi (partita con oltre un ora di ritardo), ha fatto avanti e indietro un uomo, vestito “da prete” con una lunga tunica nera con una stella a testa in giù. Portava con se una croce ricoperta di fogli stampati, con frasi tipo “io non festeggio il 25 aprile“, “ai terremotati chi ci pensa“, e “la democrazia è morta grazie a Letta, Renzi e Gentiloni“. Insomma, avrete capito.

L’uomo, che portava con se un megafono senza averlo mai usato, non disdegnava le foto dei curiosi, e a chi gli chiedeva chi fosse rispondeva “sono il sacerdote fascista”. Mentre lo diceva, batteva il piede a terra e tendeva il braccio destro verso la folla. Un bel saluto romano, tra le risate del pubblico.

Sembrava terribilmente serio, eppure nessuno gli dava peso. Passava e spassava tra le risate, e si fermava anche a parlare con qualcuno. Ma questo, assieme alle altre cose, non hanno contribuito a dare un bell’aspetto a quello che doveva essere un semplice carnevale.

L’impressione è che non tiri una bella aria, a Castrovillari. L’evento, che forse continuerà a far discutere per un po’, ha preso una piega inaspettata e spiacevole. Una piega che, tutto sommato, ci ha fatto arrivare all’amara conclusione che forse era meglio non spostarsi proprio, e preferire il carnevale di Cutro o di Cirò.

Un vero peccato, per una manifestazione così nota ed importante, che da evento collettivo è finito per diventare una vera e propria barzelletta. Speriamo in un futuro migliore.