La jhilòna

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Oggi, in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto promossa dall’UNPLI, riportiamo alla luce una parola antichissima, che ci arriva apparentemente dall’antico mondo greco. Una parola oggi dimenticata e non più riconosciuta né utilizzata, ma che sicuramente i vostri genitori avranno sentito dire: jhilòna.

Si tratta di un vocabolo che fino a non molto tempo fa era associato esclusivamente al territorio crotonese, ma che in realtà è diffuso in tutto il sud Italia. Con questa strana parola si intende la testuggine (o come diciamo noi, la tartaruga di terra), animale di rara bellezza e presente in tutti i giardini e gli orti fino a non molti anni addietro.

Seppur presente in forme diverse (jilòna, ji’lona, zilòna, ghilòna, xilòna, jhalòna, kalòna, zlòna e tante, tante altre dizioni che non riuscirei ad elencare tutte) rimane fissa la radice greca del termine: Xelòna, da χελώνα e successivamente Khelônê, che letteralmente vuol dire “testuggine” e si legge “chelòna”.

Inizialmente si disse che il termine derivava dal fatto che la sua testa ricordasse quella di un piccolo leone, e quindi si associò il vocabolo jhilòna al termine dialettale liòna. Ma l’associazione durò poco, e venne più volte smontata da linguisti e storici.

La parola greca chelòne infatti indicherebbe il nome di una antica ninfa che pare vivesse su un monte nell’Arcadia. La sua storia è raccontata nelle favole di Esopo, che parlava di questa bellissima ragazza che si sarebbe dovuta sposare con Zeus ma che, per amore dello stare in casa, non si presentò alle nozze. Per questo motivo Zeus avrebbe condannato la giovane a vagare nell’eternità con tutta la sua casa appresso, trasformandola di fatto in una testuggine.

Ancora oggi in grecia sono così chiamate, ed il nome scientifico dell’animale comprende la versione del nome latina, testudìnes, e greca, chelòna.

Un vocabolo, dunque, arcaico, che ha subìto alcune modifiche nel corso degli anni per via dell’adeguamento alla lingua latina, italiana e dialettale, e che tuttavia è rimasto presente e quasi inalterato nel linguaggio comune. Almeno fino a qualche anno fa: oggi non solo si rischia di dimenticare questo particolare e prezioso termine dialettale, ma si finisce anche con il fare confusione tra tartarughe e testuggini.

Anche se è sempre più difficile vedere una testuggine dal vivo (almeno in città), è importante mantenere vivo il ricordo di un termine tanto particolare quanto antico.