Anche i Labour sono per la Brexit (e lo sono sempre stati)

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Dopo il rinvio del voto parlamentare lo scorso dicembre, Theresa May si prepara, nella prossima settimana, ad affrontare una nuova votazione. E le cose, per lei, sembrano non andare meglio: il parlamento ha approvato una norma che la obbliga ad avere un “piano b” in caso di no-deal per scongiurare una hard-brexit, perché un’uscita senza accordo sembra sempre più pericolosa. Mentre l’economia del paese continua a rallentare, banche e fondi di investimento “scappano” in Europa mentre aziende e multinazionali delocalizzano ed annullano progetti ed investimeni, il paese si prepara al peggio affrontando test sui rallentamenti e preparando scorte di cibo e medicinali.

In tutto ciò, in Italia, la discussione viene affrontata per sentito dire, e spesso non si capiscono le mosse e le decisioni degli inglesi. Anche perché, in fondo, neanche gli inglesi sanno davvero cosa vogliono, tanto da essersi guadagnati uno dei meme più popolari di dicembre. Ma ormai siamo agli sgoccioli di quella vicenda che ha tenuto tutto con il fiato sospeso, due anni or sono, e marzo è incredibilmente vicino. In due anni non sono stati fatti progressi, ed alla May viene accusato di non essere stata abbastanza incisiva nel trattare con l’Europa.

Detta in parole povere: gli stessi sostenitori dell’hard brexit hanno paura di una hard brexit. Ed ora che il rischio è concreto, cercano di correre ai ripari tentando di obbligare il governo a formulare, in ogni caso, un patto. Solo che il patto stipulato dalla May è considerato “troppo leggero e vincolante”, e se ne chiede a gran voce uno “migliore”. Nella confusione generale, qualcuno è rimasto stupito da un’editoriale di Jeremy Corbyn, dove dice chiaramente che i Labour possono ottenere un accordo migliore, chiedendo dunque agli elettori di supportarli.

Ma come? Jeremy Corbin? Quello che molti hanno stigmatizzato come “salvatore della sinistra europea”, tanto da osannarlo con improbabili paragoni e scemenze? Quello che doveva riportare in Europa il Regno Unito, “improvvisamente” si propone di negoziare per la brexit?

Beh, non improvvisamente. Corbyn è stato – da sempre – per il Leave, e fu aspramente criticato quando non prese una posizione in occasione del referendum, provocando la dimissione di numerosi ministri ombra. Il problema, come al solito, è la nostra concezione politica della cosa: per l’italiano medio, Corbyn, che è a capo dei Labour, partito storicamente identificato con la sinistra, dovrebbe fare l’opposto della May, che è a capo dei Tories, partito storicamente identificato con la destra. La May vuole la brexit, Corbyn no.

Una semplificazione che ha retto nella mente dei meno istruiti – politicamente parlando – e che ha generato non poche pippe mentali, omettendo completamente le campagne dei Labour per il Leave, oggi come nei referendum passati. Basti pensare che i Labour sono, attualmente, contrari ad un nuovo referendum sulla brexit.

Come andrà a finire? Vedremo il voto del 15 Gennaio, se ci sarà, e vedremo come si evolverà la cosa nei prossimi mesi. Certo è che nessuno ne esce pulito, ed il Regno Unito non fa una bella figura, in una gara tra sovranisti, nazionalisti e ignoranti, che hanno propagandato una campagna referendaria notoriamente basata sul falso e puntano ad una non meglio precisata “presa di controllo”.

Contenti loro, contenti tutti. Certo è che fa male vedere un paese così ben organizzato e potenzialmente ottimale finire così, sopratutto dopo due anni di vita li.