A Farina servono altre vie di collegamento

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La rotatoria del Palakrò verrà sicuramente ricordata come la rotonda della discordia. Migliaia di persone si sono ritrovate imbottigliate nel traffico per ore, non riuscendo a percorrere distanze di pochi chilometri a causa del cantiere. I cittadini sono riusciti ad ottenere un incontro con l’assessore, che ha annunciato di voler rimuovere il cantiere (?), ed hanno superato i numerosi attimi di tensioni tra insulti e minacce, compreso quello di quel genio che ha augurato la morte al sindaco “come Falcone e Borsellino” per poi chiedere pubblicamente scusa.

Non pensiate però che rimuovere il cantiere sia la soluzione al problema. Rimuovere il cantiere renderà più scorrevole il traffico lungo l’asse di collegamento principale (Via Gioacchino da Fiore – Via Nazioni Unite), ma il problema è un altro: l’intero comprensorio delle località che compongono i quartieri che noi chiamiamo Farina e Fondo Farina sono collegati alla città tramite una sola strada.

Il problema di fondo è che chi viene da Farina non ha altra scelta: o passa dalla strada principale o si fa il giro da Salica e Capo Colonna, allungando notevolmente (e consumando molta più benzina). La rotatoria poi, di per se, non è così problematica come si vuole far credere: il problema aggiunto è il cantiere, che di fatto “rallenta” la circolazione. Sommando le due problematiche, otterremo che l’unica via di collegamento si imbottiglia. Non so se vi ricordate, ma le stesse accuse vennero mosse, tempo addietro, ad ogni nuova rotatoria in costruzione in città.

In questi giorni di concitazione, poi, se ne sono dette di tutti i colori. In molti hanno accusato Pugliese di aver fatto l’ennesimo “regalino” alla popolazione, ma in realtà la rotatoria che vedete in realizzazione venne approvata nel 2014 e progettata nel 2016. L’amministrazione attuale è molto attenta ai selfie, e si preoccupa più di mettersi in mostra che di studiare le possibili problematiche, ma la sua unica “colpa” è quella di aver iniziato – finalmente – i lavori.

Altro dato sbagliato – probabilmente volutamente sbagliato – è il numero degli abitanti residenti a Farina. In molti stanno scrivendo che nella zona di Farina vivano ventottomila persone. È falso. Falsissimo. Secondo i dati aggiornati del Comune, a Farina vivono 9112 persone, per un totale di 2206 nuclei familiari, ossia il 14,20% della popolazione cittadina. Di fatto, parliamo del terzo quartiere più popoloso dopo il Centro e Tufolo.

Proprio a fronte di questo dato, dovremmo seriamente prendere in considerazione la realizzazione non di una, ma di diverse nuove arterie di collegamento, perché é impensabile che così tante persone non abbiano un altro modo di collegarsi al resto della città.

Oltre al collegamento di Via Nazioni Unite, servirà un prolungamento della Strada del Parco (oggi Via Peppino Impastato), il cui prolungamento è attualmente previsto fino al Palakrò. Da anni si parla di un collegamento con Via Fellini, o direttamente con il nuovo quartiere di Poggio Verde, cosa che comunque imbottiglierebbe il traffico sempre nello stesso punto. Mentre da tempo immemore è ferma la  strada del mare, che doveva collegare Via Nazioni Unite ai pressi del Costa Tiziana.

Tra le ipotesi più fantasiose poi, c’è chi chiede di realizzare un “collegamento diretto” con la SS106, che negli anni si è concretizzato in idee progettuali più o meno serie, come il prolungamento di Via Argentina o di Via Giappone, al fine di realizzare una strada che, passando per Trafinello e Poggio Pudano, si colleghi alla strada statale. Ma qui si parla di solo di idee.

Ad ogni modo, appare chiaro che quella sola strada non basta più. Non si possono stravolgere le caratteristiche naturali della città (i calanchi restano un “limite invalicabile”), per cui bisogna ottimizzare ciò che già si ha, e potenziare i collegamenti esistenti semplicemente realizzando nuove “vie di fuga”.

La realizzazione di queste opere non è necessariamente biblica, ma è sicuramente lunga. Nel frattempo, basterebbe utilizzare l’ingegno per non perdersi in un bicchiere d’acqua: si potrebbero fare i lavori d’estate, quando il traffico è notevolmente inferiore, oppure si potrebbe lavorare di notte… cose troppo complicate, in una città come la nostra.

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