Un abbonamento in meno

Tra qualche settimana scadrà il mio abbonamento al Crotonese. Per anni sono stato un abbonato fedele e puntuale, sempre pronto a spulciarmi ogni notizia possibile e immaginabile. Ma quest’anno, a differenza degli altri, non rinnoverò il mio abbonamento.

Non ha senso, infatti, spendere 75€ per leggere un giornale fin troppo orientato ad una linea di pensiero pesante e retrograda (“tutti contro Crotone“, “complotti contro Crotone“, “vogliono far chiudere tutto” ecc.), specialmente dopo la recente e triste presa di posizione voluta fortemente anche dal neo direttore Pipita.

Il Crotonese è e resta uno dei più importanti giornali locali (assieme alle altre 12 testate giornalistiche registrate in città), e si è omologato alla mediocrità della stampa nostrana: leggera, tendente fin troppo all’editorialismo anche quando si parla di fatti di cronaca, avvezza al pettegolezzo ed al gossip, sempre più dedita al complotto ed alla dietrologia.

L’abbonamento ad un giornale o ad una rivista si paga quando questa è in grado di portarci “cose nuove”, quando ci stimola. Il giornalismo emotivo, quello che ti dice quello che vuoi sentirti dire, ha semplicemente rotto. In una città come Crotone, popolata da una popolazione anziana ed incline al lamento cronico, può anche andar bene. Ma a che prezzo?

Insomma, Il Crotonese oggi come non mai pecca di un provincialismo misero e dannoso, aggravato dall’estrema condizione di circolismo attuata da tutti i giornalisti locali. È un giornale vecchio, stantio, scritto da “vecchi” per altri vecchi. Ora come ora, ha fallito nella sua opera di rinnovamento: si è solo dato un’immagine più giovanile, aggiungendo qualche rubrica, ma è rimasto vecchio nell’animo.

Non ne vale la pena.