Difensori di illeciti armati di balle

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Mai, e dico mai si era visto, nella storia di questa città, un appello firmato da ben quarantuno giornalisti. Gli stessi giornalisti che, quotidianamente, si tagliano l’un l’altro, e che per beghe e “faide” personali hanno provveduto, nel corso degli anni, ad edificare ciascuno il proprio feudo: Crotone città dispone di ben 12 testate giornalistiche locali, che spesso – e volentieri – si limitano ad un semplice copia-incolla di comunicati stampa.

Ma è il momento di essere coesi. Compatti. Non per un qualsiasi problema cittadino, urbano o sociale, ma per lo stadio. Nelle ultime settimane il dibattito sull’Ezio Scida è diventato altamente tossico, e la stampa locale tutta si è prestata a cadute di stile che oscillano tra il ridicolo ed il grave, tra accuse incrociate alla Corrado (che ultimamente pare essere la causa di ogni male in città) e “frecciatine” assortite su tettoie e altri interventi.

Sembrava finita li. Ma ecco che, a distanza di pochi giorni, tutti i meglio nomi del giornalismo in salsa crotonese si compattano a difesa dello stadio. Continua insomma l’insolita protesta per difendere un illecito – perché di questo si tratta – e per chiedere di lasciare tutto com’è, in attesa di programmi concreti.

Una scelta sensata, che però viene illustrata nel peggiore dei modi: con un “appello” infarcito di retorica, che bolla come “fake news” un dato di fatto e colmo di inesattezze. Ma sopratutto, un appello inutile, che chiede a prescindere di mantenere una struttura che non serve. Insomma, un appello pretestuoso, basato su scuse vecchie, punti di vista morti e di parte, e sulla falsissima idea di uno stadio inutilizzabile.

E dunque, un appello che va smontato in (quasi) ogni sua parte.

Tralascio, volutamente, ogni singola considerazione personale. Anche i “giornalisti” hanno il diritto ed, in un certo senso, il dovere di esprimere la loro opinione. L’analisi si basa infatti solo sulle falsità scritte e incredibilmente sottoscritte da quarantuno professionisti, con una leggerezza sconcertante. Iniziamo.

La vicenda stadio nasce da una “fake news” del 2016, quando la squadra del Crotone fu promossa in serie A. Titoloni di giornali nazionali (che mai si sono interessati a Crotone prima di quel momento) recitavano più o meno così: “A Crotone si sta costruendo uno stadio sui reperti archeologici”. Avremmo forse dovuto intervenire in quel momento, perché noi siamo i cronisti della città e dire che la costruzione dello stadio iniziò nel 1935 e fu ultimata nel 1946 e non nel 2016.

Ci sono due affermazioni false in quanto scritto. La prima riguarda la “fake news”: probabilmente i giornalisti si riferiscono ad articoli come quello dei Corriere della Sera, o del meno seguito Manifesto, o alla trasmissione televisiva Le Iene. Ma nessuno di questi ha mai scritto o detto che “si sta costruendo uno stadio sui reperti archeologici”, come sostengono i giornalisti locali. Al contrario, tutti gli articoli parlano dei lavori di ampliamento dello stadio, che avvengono all’interno di un’area altamente vincolata. Si tratta di un dato di fatto, lo stesso che ha portato a tutta quella tiritera che ha successivamente prodotto la tribuna che oggi va smontata.

La seconda affermazione falsa, invece, è quella che riguarda lo stadio: non è assolutamente vero che la costruzione dell’Ezio Scida iniziò nel 1935 e terminò nel 1946. Nel 1935 venne “ammodernato” il campo sportivo, che all’epoca si trovava nel quartiere Marinella, e che rimase in funzione fino ai tempi della guerra, quando venne invaso dalle baracche degli operai e degli sfollati.

L’attuale stadio venne “tracciato” nel dopoguerra ed inaugurato nel 1946 per volere di Silvio Messinetti, ma non era una struttura in cemento: era composto da impalcature di legno che delimitavano il campo. La costruzione vera e propria dello Scida arrivò solo a metà anni ’50, e la scoperta dei resti archeologici al di sotto solo tra gli anni ’70 e ’80 (numerose sono le foto disponibili online in seguito alla famosa campagna di scavo del 1981).

Va anche detto che si parla di “spostare lo stadio” sin dai tempi di Italia ’90, quando le diverse amministrazioni locali si spesero per trovare una nuova sistemazione allo Scida, trovandosi sempre in disaccordo (ad esempio, Senatore era contrario alla costruzione un nuovo stadio, ed accusava i suoi avversari politici di “propaganda elettorale”). Ma da allora non se ne fece nulla.

In conclusione, i giornalisti hanno attaccato le ricostruzioni dei “giornali nazionali” (che si, si sono sempre interessati a Crotone), che tuttavia non hanno fatto altro che dire la verità: si stava ampliando uno stadio su dei reperti archeologici.

Avremmo dovuto dire che nel 2016 furono installate delle strutture amovibili con una tecnologia ingegneristica che probabilmente oggi farebbe scuola perché, per salvaguardare dei reperti archeologici che nessuno fino ad ora ha mai scavato e visto, quelle tribune vennero montate praticamente senza fondamenta.

Quanto scritto è parzialmente vero, ma si basa su un’asserzione sbagliata: i reperti che “nessuno fino ad ora ha mai scavato e visto”. Pare abbastanza ovvio, dato che vi è costruito sopra uno stadio: come fai a scavare e a metterli in mostra? É un modo, piuttosto goffo, per dire che “nessuno ha fatto niente”.

Ad ogni modo, va anche detto che non siamo nuovi a certe situazioni. La stessa soluzione – ossia una tribuna senza fondamenta – venne già utilizzata proprio all’Ezio Scida nel 2001, quando venne costruita una struttura simile (più piccola, meno capiente) per permettere al Crotone di giocare in Serie B senza intaccare i reperti archeologici. Già allora riuscimmo ad aggirare il vincolo di inedificabilità, con il parere positivo della Soprindendenza.

Oggi c’è il rischio che il calcio a Crotone vada via portando altrove quel poco di economia che produceva. …

Oggi il danno si causerebbe se venisse interdetto l’uso dello stadio solo perché nessuno vuole rappresentare gli interessi reali ed attuali del Per quale mterritorio. …

Adesso, senza alcun progetto di recupero dei reperti, gli unici ad avere tutto da perdere sono i tifosi, gli appassionati di calcio, i ragazzi che vanno allo stadio, i cittadini di Crotone. …

Infine, troviamo la più grave menzogna propagandata unilateralmente da tifosi, ultras e cittadini, ossia l’idea, falsa (falsissima) che si stia cercando di “chiudere” lo Scida, o di impedirne l’utilizzo.

Ovviamente non è così: la tribuna è stata realizzata per permettere di giocare in Serie A, mentre ad oggi il Crotone è stato retrocesso in Serie B. L’Ezio Scida è già in grado di ospitare partite di Serie B senza la tribuna in oggetto. Ne consegue, dunque, che rimuovere la tribuna non renderà di certo lo stadio inutilizzabile, e affermare che la rimozione della tribuna possa portare alla chiusura o all’interdizione dello stadio è una semplice fesseria (o “fake news”, in questo caso volutamente propagandata).

Cercare di salvare la tribuna (pagata 2.5 milioni di euro, soldi pubblici) non ha semplicemente senso, dato che è una struttura superflua per la serie in cui andremo a giocare. Si tratterebbe di uno spreco di denaro pubblico non indifferente, il tutto per vedere una tribuna semivuota, e, come scrivono gli stessi giornalisti, impiegata solo poche ore all’anno. Per quanto il calcio possa creare un’indotto economico, questo si vedrebbe praticamente vanificato dai costi di gestione della struttura.

L’appello è stato subito accolto dal Sindaco, che, con una velocità insolita ed incredibile, ha convocato “un tavolo al Comune” dove ha invitato un po’ tutti, per discutere di “una soluzione”. Ritorniamo però a dire che, due anni fa, sul contratto che permetteva la realizzazione della tribuna è scritto nero su bianco che si tratta di una situazione “improrogabile”. Vedremo dunque di cosa discuteranno, il prossimo 10 Agosto, e cosa riusciranno a tirar fuori, a parte la “sparata di posa” che ha portato in città addirittura Sgarbi.

Per ora, quel che è certo è l’assurda presa posizione della stampa locale, che si è schierata a difesa di un illecito. L’approssimazione dell’appello, scritto male e ricco di inesattezze, lascia perplessi e sconcertati, sia per il tono arrogante, rancoroso e vagamente minaccioso (“Avete litigato dimenticando di capire cosa vuole chi vi ha eletto“, perché ovviamente si vota per lo stadio… no?) sia per la qualità del dibattito.

Il fine dell’appello è chiaro ed è pienamente condivisibile: trovate una soluzione. Che sia il progetto dello stadio in città o quello a Margherita, o quello nel SIN. Che si trovi una soluzione. Benissimo, siamo tutti d’accordo, perché, come ho già detto più volte, Crotone ha bisogno di un nuovo stadio. Ma è l’appello in se ad essere ridicolo, penoso e pericoloso: perché i giornalisti, quelli che dovrebbero “raccontare la realtà”, si sono uniti dietro una serie di affermazione false, per prorogare una causa altrettanto falsa ed inesistente.

Una cosa grave e pericolosa, che probabilmente non porterà a nulla, o che forse riuscirà ad ottenere un’ulteriore proroga di tre anni. Ma si sà, il calcio porta consensi e denaro, sopratutto a cronisti e “giornalai” assortiti, perché aldilà della passione è anche un lavoro.

Adesso, visto il nuovo punto più basso toccato dall’informazione locale – tra chi si fa i servizi sulla propria clinica privata come commento alla processione di un santo, a chi si autopubblica e si autocita, a chi ancora scrive nell’anonimato come i quindicenni – non sappiamo cosa altro aspettarci. Per adesso di fronte a noi si vede una lunga lista di giornalisti che ha firmato un appello ricco di inesattezze, falsità e “cose generiche e vaghe”.

Ad  ognuno le sue conclusioni.

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