Pane, carne e pizzo

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Intercettati su Via Roma

La frase non lascia spazio ad interpretazioni: “Qua pure… vedi Massimo.. qua Mà… qua tutti“. Tutti cosa? Tutti pagano il “contributo” per i carcerati. Il pizzo. Un argomento tabù in tutta la Calabria, tra il concreto e la fantasia, difficilissimo da affrontare ed ancor più da far emergere.

A pronunciare questa frase è un malavitoso locale, inconsapevole di essere intercettato. Indica i negozi della centralissima Via Roma, e spiega che per chiedere il pizzo “bisogna saper parlare”, “farsi capire”. In fondo cosa sono 3€ al giorno? Li spendiamo al bar, per il caffe, perché non spenderli per “non avere problemi”?

È il quadro inquietante emerso dall’operazione Hermes, che ha portato all’arresto di 17 esponenti di una cosca locale, specializzata proprio nell’estorsione. Tra le altre cose, spicca una curiosità: sarebbero stati loro ad imporre la fornitura di carne ai paninari della fiera della madonna. A dirla così fà quasi ridere ma, nel quadro più ampio della criminalità locale, se si pensa che la recente operazione Stige ha dimostrato come i clan di Cirò imponessero il loro pane sempre alla fiera, ne emerge un vero e proprio sodalizio criminale volto al controllo dell’economia locale.

Un controllo misero, spicciolo, che passa dall’imposizione di pane e carne (e non solo) alla richiesta di un “contributo” economico, e che diventa consistente in concomitanza di grandi eventi, come la fiera mariana. Gratteri ha pubblicamente ricordato che l’operazione è riuscita proprio grazie alle indicazioni dei commercianti: indicazioni che però risultano essere ancora troppo poche, tra chi ha timore di subire danni e chi non vuole avere “scazzi” in generale.

Certo è che queste intercettazioni cozzano di molto con la realtà ufficiale, che dipinge una città dove il pizzo non esiste, dove la criminalità è marginale, dove la ‘ndrangheta è letteratura. Attività commerciali ed uffici mostrano orgogliosi i loro adesivi sulle vetrine, “qui la mafia non entra“, “racket-free” e simili. E poi, a seguito di un’indagine ufficiale, sentiamo che “tutti” pagano.

A chi dobbiamo credere? All’intercettato, che dice che tutti pagano il pizzo, o ai commercianti, pronti a stracciarsi le vesti per affermare il contrario?

In ogni caso, si tratta di un quadro inquietante che mette a dura prova la realtà cittadina, allontanando ogni plausibile scenario di un sano sviluppo economico.

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