“Stefano chi?”

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L’avrete letto tutti, della morte di Stephen Hawking, o comunque l’avrete sentito al telegiornale, o visto di passaggio sui social. Qualcuno potrebbe dire che “non ci importa”, ma in fondo se ne và un pezzo d’eccellenza dell’umanità contemporanea. Un uomo particolare, dalla fortissima carica simbolica, che dalla sua immobile vita è riuscito a spiegare i più grandi movimenti del nostro universo. Una risorsa per tutti.

Ma nella quotidianità, si sà, le notizie cambiano rapidamente pelatura. L’interesse delle masse non sempre coincide con i grandi temi del mondo, e non ne possiamo fare un dramma. Tuttavia, è inquietante l’impatto che possono avere certe notizie nel proprio ambiente di lavoro.

Succede quindi che, di buon mattina, io ed il mio collega apriamo la giornata con questa triste notizia. Giusto il tempo della commemorazione, di qualche commento, di qualche “ricordo”. Ma nel cercare un dibattito con gli altri colleghi, l’amara sorpresa: Stephen Hawking è uno sconosciuto. Talmente sconosciuto da aver generato la fantastica esclamazione: “Stéfanu cù?“.

All’inizio ridi. Ti senti confortato dall’ambiente un po’ superficiale, leggero. Poi però ti rendi conto che non è folklore, e che nessuno, in fondo, conosceva il personaggio. Non è un crimine: è solo una piccolo, triste indicatore dell’attenzione che riponiamo al mondo esterno.

Il lavoro imbastardisce ed imbarbarisce l’individuo, nella maggior parte dei casi.