Gerusalemme non è la capitale di Israele.

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E non è la capitale di nessuno stato. Non appartiene ai filistei, non appartiene ai giudei, non appartiene ai cananei: Gerusalemme, come città santa riconosciuta dalle tre grandi religioni monoteistiche, dovrebbe essere intesa come una sorta di “entità sovrastatale”. Inglobare questa città in Israele o in Palestina è folle, oltre che sbagliato.

Non si tratta di una questione storica o religiosa, ma di un dato di fatto: la netta divisione imposta alla città rappresenta bene la cicatrice di un conflitto mai terminato, che va avanti da quasi tre millenni. Non si può pensare di risolvere le cose semplicemente leggittimando una parte in causa. Si finirebbe per creare – ovviamente – nuove tensioni, nuovi scontri. Nuove guerre. Altro sangue per le vie della città “santa”.

Non possono prevalere le ragioni storiche, a Gerusalemme, perché ogni popolo del mediterraneo ha un suo pezzo di storia li. Ed ovviamente non si possono far valere le ragioni religiose: dovremmo davvero credere a chi parla di “terra promessa”? Il fanatismo religioso, negli ultimi millenni, non ha fatto altro che portare sangue e vittime, anziché unire i popoli: e questa decisione di Trump rischia di avallare e legittimare il fanatismo religioso di una delle due parti in causa.

Gerusalemme non è, e non può essere, la capitale di nessuno stato al mondo.