Importare (malamente) usi e costumi

Ieri è stato il Black Friday, ed anche qui in Calabria si sono accesi gli animi. Tutti i grandi centri commerciali hanno iniziato con una martellante campagna pubblicitaria sugli “imperdibili” sconti di questo o quel negozio, e sulla stessa scia anche i piccoli commercianti, che hanno iniziato a prolungare le offerte anche di settimane. L’imperativo è vendere.

Ho passato la mia giornata al centro commerciale Le Fontane, che aveva già organizzato un affollatissimo black friday a Luglio. Mi aspettavo il peggio, ma alla fine c’erano pochissime persone. Una decina di ragazze, vestite da sexy-babbo natale (!?) distribuivano volantini con ipotetici sconti del 70%, e dei tagliandi per ottenere un ulteriore sconto all’ora di pranzo. Ovunque erano appese bandierine americane, e i palloncini neri indicavano gli stand con i capi in offerta.

La sensazione principale, mia e dei miei amici, era che non ci fosse poi granché. Sensazione confermata anche da altri amici, che hanno preso parte alla giornata su Cosenza, Reggio, Lamezia e Siderno. Più le pubblicità che le merci in sconto, o, come si dice da noi, cchiù i vùci cà i nùci. Sconti superiori al 30% non ne abbiamo visti, e l’assortimento era minimo.

Tutto questo per dire che, come hanno notato in molti, se in Italia abbiamo un problema con questo tipo di eventi, figuriamoci in Calabria. Più che una giornata di offerte, è stato solo un giorno per andare a fare shopping. Come ogni domenica. Oltremodo, nessuna offerta degna di nota, se non costosi giubbotti e paia di scarpe pagati sempre cari, ma a venti euro in meno del prezzo indicato.

Che affare! 🙂