La parola “democrazia” sta cambiando significato

Uno degli striscioni, in questi giorni

L’inizio di un secolo porta sempre con sé dei venti di cambiamento. E a ben pensarci i primi anni del 2000 sono stati caratterizzati da numerosi cambiamenti sociali e politici, che non sono ancora terminati. Lo sapevano bene, gli antichi greci, che ci hanno lasciato il famoso adagio panta rei.

E difatti tutto cambia, anche il significato delle parole. O perlomeno, la concezione popolare dei termini, che finiscono per avere significati del tutto diversi rispetto al passato. Succede con i termini dialettali, ma succede anche con parole antichissime, che per secoli hanno mantenuto lo stesso significato.

In questo periodo storico, ad esempio, sta cambiando il significato della parola democrazia: dovremmo sapere tutti che cosa significa, ma un po’ per colpa del sempre crescente distacco dalla politica, un po’ per l’uso sbagliato che ne fanno quasi tutti i partiti populisti del mondo (si, compreso il M5S), stiamo finendo per attribuire alla parola democrazia un significato assolutamente non suo. E lo abbiamo visto anche in questi giorni in Catalogna, dove la parola “democrazia” era scritta un po’ ovunque.

Giusto per intenderci: “democrazia” non vuol dire “libertà”; non vuol dire “diritto di votare”; non vuol dire “diritto a dire la propria”. Certo, la democrazia si fonda sulla sovranità popolare, ma non dobbiamo dimenticarci una cosetta fondamentale, che in questo periodo è spesso messa (forse volutamente) in secondo piano: la democrazia è la “legge della maggioranza”. Si basa su una leva semplicissima, che ci dice che la maggioranza decide, e la minoranza si adegua.

Ne conviene che la democrazia non è necessariamente una cosa “giusta”, ed anche questa è una cosa che sappiamo da secoli: anche Lenin era piuttosto dubbioso sulla “farsa democratica”, destinata ad instaurare una “dittatura parlamentare”. Ma tant’è: la democrazia è la forma di governo più diffusa al mondo, e si basa su quel concetto che forse è bene ripetere, ossia sul volere della maggioranza.

In Catalogna, dunque, non è stata violata la democrazia. Anzi, sono stati i catalani a violare la democrazia, a voler usare il significato reale della parola. Purtroppo però, il significato attuale del termine è ben diverso dal significato reale, e si tende a confondere la democrazia con la ricerca dell’uguaglianza sociale, dell’autodeterminazione, ma anche dell’ascolto forzato e dell’assurda pretesa di aver riconosciuto tutto ciò che si vuole.

Le cose, comunque, cambiano. E non stanno di certo a guardare il significato delle parole.