Fascismo e Comunismo non sono proprio la stessa cosa

C’è un po’ di confusione…

Si è conclusa la lunghissima discussione alla Camera riguardo al nuovo reato di propaganda fascista, che ho seguito per diverse ore in diretta. Non ci speravo, ma alla fine il DDL è stato approvato. Non ci speravo perché nel seguire la lunga discussione sono state pronunciate sempre le stesse frasi: “è un provvedimento liberticida“, “limita la libertà di pensiero“, “finiremo tutti in galera se abbiamo una foto di Mussolini“. Ed altre fesserie del genere (perché di fesserie si tratta).

Tra le varie cose che più ho sentito ripetere, però, c’è chi ha chiesto con insistenza di “fare lo stesso anche con i simboli del comunismo“. Perché purtroppo, in Italia, nel 2017, c’è ancora chi mette sullo stesso piano il fascismo con il comunismo, commettendo il gravissimo errore di paragonare due cose diverse. Un punto di vista misero, a partire dal fatto che la dittatura, in Italia, non era certo rossa: ogni paese deve fare i conti con la propria storia, e non con quella degli altri.

Premesso questo, cerchiamo di chiarire una volta per tutte che fascismo e comunismo non sono la stessa cosa, e non viaggiano sullo stesso piano: il fascismo fù un movimento politico, il comunismo fù una teoria economica. Basandosi sulle idee promosse dal comunismo (diramate ufficialmente nel 1848, con la pubblicazione del ben noto manifesto), nel corso degli anni sono nati numerosi partiti politici (come il PCI) e numerose correnti ideologiche (stalinismo, maoismo, ecc), ed è con questi che dovremmo paragonare il fascismo. Quando si parla di comunismo, infatti, si tende a fare confronti quasi esclusivamente con lo stalinismo, e con la monolitica dittatura andata avanti fino ai primi anni ’90. Lo stalinismo è diventato, a torto, l’archetipo del comunismo.

Per chiarire ulteriormente il concetto, basti pensare che lo stesso Mussolini si ispirò (almeno inizialmente) alle teorie economiche ed anticapitalistiche promosse dall’ideologia comunista e dai partiti socialisti di allora. Era un noto sostenitore delle teorie marxiste, tanto da considere il filosofo tedesco come “maestro immortale di noi tutti“, e da ritenere che i comunisti fossero i suoi “figli spirituali“. Domenico Settembrini scriverà che Mussolini era considerato il “nostro capo” niente poco di meno che da Antonio Gramsci. E come se non bastasse, addirittura Lenin indicò Mussolini come “l’unico in grado di guidare il popolo alla rivoluzione“.

Dunque, nonostante l’avversione di Mussolini al bolscevismo, anche il suo movimento fascista si ispirò ad alcuni ideali del comunismo. Ma al pari dello stalinismo, li snaturò e li trasformo in un totalitarismo folle, in una dittatura de facto. Ad ulteriore dimostrazione che il comunismo è un concetto che viene prima dei ben noti partiti nazionalisti e totalitari del ‘900. Da parte sua, invece, il comunismo può essere paragonato ad altre teorie economiche, come il neoliberismo, o, volendo, le più recenti teorie keynesiane: anche queste correnti di pensiero hanno generato movimenti e partiti politici, che esistono tutt’oggi. Questo è il paragone corretto.

Purtroppo, la storia continua ad essere disconosciuta un po’ da tutti. Risulta fin troppo facile semplificare il discorso, dato che si continua a vedere il mondo (e la vita in generale) come diviso in diverse fazioni. L’appartenenza a prescindere, la cosiddetta “tifoseria da stadio”, degenera quasi sempre in estremismi più o meno morbosi, più o meno folli. Il fascismo e sopratutto il neofascismo, oggi, sono rinati sotto forma di movimenti di estrema destra e di “organizzazioni popolari”: gente solita a fare ronde, a menare gli immigrati, ad imporre un pensiero sbagliato non solo della storia, ma anche della realtà, del presente.

É in quest’ottica che la legge Fiano, per quanto generalizzata, si è resa necessaria: in Italia è sempre più forte il sentore di nuovi estremismi di destra, che si fondono fin troppo linearmente con la simbologia e con il pensiero fascista, ma sopratutto con il suo culto: quello dell’uomo duro, della razza pura, del “popolo” unito e coeso contro lo straniero. Ed è preoccupante che, dopo oltre settant’anni, questi concetti siano ancora così attuali.

Tuttavia, la sanzione o la galera non rappresentano soluzioni valide. Sappiamo tutti che per certi elementi (diciamo “fascisti”, ma includiamoci anche xenofobi, razzisti ed “ignoranti di destra” a prescindere) il posto ideale è la fogna, ma prima di spedirceli dovremmo quanto meno provare ad educarli. Solo un giusto studio della storia e degli eventi può essere un deterrente a certi estremismi beceri e ciechi. Senza queste basi, purtroppo, i fascisti tenderanno a ricreare i loro amati guadi e pantani, e finiranno per farci affogare tutti, nella loro fogna.