Problemi di concezione

L’Italia è un paese che viaggia a due velocità diverse. Almeno due, ma potrebbero essere anche tre, quattro, e perché no, anche di più. E purtroppo, sembra non esserci nulla da fare in merito.

Quando svolsi il corso di Crescere in Digitale non lo trovai molto interessante, se non altro perché trattava di cose che già sapevo e facevo. Tuttavia, mi piacque molto un concetto che effettivamente non avevo mai realizzato prima di allora. Nella prima parte del corso si invitava i giovani iscritti a paragonare Internet con l’elettricità: negli anni ’60 l’energia elettrica divenne uno standard di tutte le abitazioni, standard di cui ancora oggi non possiamo fare a meno. Certo, non è che senza elettricità non si può vivere, ma la qualità della vita ne risentirebbe profondamente. Per questo, oggi, la corrente elettrica è indispensabile. Ed Internet, per il futuro (ma già oggi) và visto allo stesso modo.

Purtroppo però, la Cassazione la pensa diversamente, e appena ieri se n’é uscita con una perla che dimostra inequivocabilmente le molteplici velocità (mentali, più che altro) del nostro paese: l’energia non è un bene di prima necessità. Tra le assurde motivazioni della sentenza (la numero 39884) si legge che: “la mancanza di energia elettrica non comportava nessun pericolo attuale di danno grave alla persona, trattandosi di bene non indispensabile alla vita, nel senso sopra specificato: semmai idoneo a procurare agi e opportunità, che fuoriescono dal concetto di incoercibile necessità“.

Un testo inconcepibile, se si pensa che è stato scritto e letto da chi utilizza l’elettricità quotidianamente. La sentenza sembra volgarmente improntata sulla punizione da infliggere a chi non paga la bolletta, tanto da sminuire lo stato di necessità che realmente può sussistere. E diciamocelo: togliendo la corrente elettrica ad una famiglia in difficoltà di certo non la si condanna a morte, ma si complica ulteriormente la già difficile sopravvivenza. Niente frigorifero, niente lavatrice, uso limitato della cucina… una passeggiata.

Ma i giudici della Cassazione non ne hanno tenuto conto, ed hanno fatto appello alla loro retrograda percezione delle cose. E mentre noi “giovani” studiamo ed impariamo la corrente elettrica come una delle cose che scaturì la rivoluzione industriale, che si è rapidamente diffusa in tutto il globo tanto da essere presente in quasi ogni casa, e che oggi è indispensabile alla vita, ci ritroviamo a leggere di un qualche giudice che reputa l’energia dispensabile.

Una buona testa di cazzo.