Corpi acerbi

Ci siamo. L’enorme mole di persone che ha visitato o che è rientrata a Crotone quest’anno sta iniziando a dileguarsi. Le famiglie rincasano, i giovani ripartono per l’università, per l’estero. In poche parole: Arrivau Settembri. Ed è giusto così. Iniziamo a ritrovarci, tra le solite facce che popolano questa piccola città. I soliti volti di sempre, con i quali ti perdi per appena un mese all’anno. Persone che in realà restano, ma si confondono nella bolgia di amici e conoscenti che non si vede da tempo (e che poi si finisce per odiare dopo pochi minuti di conversazione).

In queste serate post-estive c’è ancora movimento. Il tempo è mite, le giornate sono buone, e si può andare ancora a mare senza problemi. Chi si gode di più questa situazione, giustamente, sono i giovanissimi, in attesa di rientrare a scuola. É un privilegio che abbiamo avuto tutti, quello della scuola, che ti permette quasi due mesi e mezzo di svago, ed è forse questa una di quelle cose che si rimpiange una volta cresciuti. Oltre ai volti di sempre, nei locali e nelle vie cittadine, in questi giorni, è pieno di ragazzini e ragazzine. Giovanissimi, non sempre maggiorenni, che affollano locali fino a tarda notte.

Ed è giusto così. Come facemmo noi fanno loro oggi, ed i locali notturni (dove bere scrausi cocktail annacquati) fanno la loro fortuna a suon di paghette. La cosa che mi ha colpito, in queste sere, però è un’altra. E sono proprio i corpi, di questi giovanissimi. Non fraintendete le mie parole: si tratta di corpi ancora acerbi, nella maggior parte dei casi privi di qualsivoglia “forma” o connotazione. Lo si vede dal loro volto, lo si sente dalla loro voce (e dai loro discorsi).

Mentre i ragazzi sono generalmente “standardizzati” nel vestiario e nelle acconciature, le ragazze sono molto più creative (in genere, non sempre): tant’è che di fronte ad un noto “club” cittadino è un via vai di uomini d’affari poco più che maggiorenni, oltre che una sfilata d’alta moda per procaci giovanissime prive di rotondità. Mi ha colpito particolarmente una ragazzetta: piccolina, gracile, vestiva una piccolissima gonna ed un top che lasciavano trasparire delle scritte tatuate qua e la, e quelle scarpe dall’enorme suola che ora vanno tanto. Fumava una sigaretta, che appariva spropositata rispetto alle sue piccole mani.

Era semplicemente strana, perché era un vero e proprio contrasto. Un po’ come quegli uomini-da-tshirt (come il sottoscritto) che si forzano ad indossare camicie o polo. O come quelle donne che odiano i tacchi ma li indossano (goffamente) in determinae occasioni. Era strana. Vestiva panni non suoi, panni a cui non era ancora del tutto abituata, e nonostante il suo atteggiamento “spavaldo” traspariva tutta la sua inadeguatezza a quel ruolo. E’, semplicemente, ancora troppo piccola.

Ho passato il resto della serata a pensare se anche io, al tempo, facevo lo stesso effetto a chi mi guardava. Ma probabilmente non lo sapremo mai.