I blocchi nel cervello

E 2 accessi su 8 sono bloccati

Meglio prevenire che curare. É probabilmente questo il ragionamento che sta alla base della “circolare sbarramento” promossa dal Ministro dell’Interno, Marco Minniti, circolare che è stata recepita dal Nord al Sud del paese. Numerose città Italiane infatti hanno provveduto a bloccare gli accessi alle principali aree pedonali, ed anche a Crotone sono comparsi una decina di new jersey in cemento armato, che bloccano l’accesso lungo Via Vittorio Veneto, sul Comune.

Diciamocelo: sono brutti. Sono proprio brutti, e danno al comune un’aspetto “militarizzato” (nonostante siano stati “bloccati” appena due accessi su otto). Ma si tratta di una circolare nazionale, che appare, agli occhi di molti, eccessiva per una realtà come Crotone. Ma tant’è: speriamo che il Comune si attivi per personalizzare quei blocchi, magari come hanno pensato di fare a Genova, o a Milano, o che si preferisca da qui a qualche mese l’opzione delle fioriere in cemento, molto più belle. Anche perché altri new jersey pare arriveranno a “tutelare” il lungomare ed “altre zone” della città.

Questi blocchi di cemento arrivano in un momento infausto, e rappresentano letteralmente “l’ultima barriera” al nuovo terrorismo globale. La paura c’è, la tensione è alta, e la paranoia è tornata a scardinare tutti quei miti che vedrebbero l’Italia come “paese amico” o “intoccabile”. Non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri si sentono improvvisamente minacciati da un possibile attentato, ed ogni furgone inizia ad essere guardato con sospetto.

La comprensibile ondata di paura però porta con sé dei fardelli pesanti. Fardelli che l’Italia e gli Italiani – ma non solo loro – non hanno mai abbandonato, ma che sono più o meno evidenti a seconda dei periodi. Ed in un clima di “terrorismo europeo”, che è riuscito a colpire numerose capitali considerate inaccessibili e/o intoccabili, si ripiomba nella fobia dello straniero. Gli avvenimenti vengono snaturati, e l’atto di terrorismo diventa una croce sugli immigrati in generale, sullo straniero, e su tutto ciò che rappresenta.

L’ondata di paura è stata magistralmente sfruttata dai movimenti di destra e sopratutto di estrema destra, che si sono nutriti degli avvenimenti recenti per svegliarsi e rinascere. Forza Nuova e CasaPound, seppur relegati al loro piccolo angolo, registrano sempre più iscritti, specialmente tra i giovani e i giovanissimi, e sono molto più attivi che in passato (e sempre più palesemente neofascisti). Anche a Crotone, e più in generale in Calabria, sono nati nuovi “movimenti identitari” (?) che hanno già raggiunto importanti traguardi: hanno imparato a scrivere striscioni e ad usare la colla.

Ma c’è un aspetto più preoccupante da considerare. Quei poveri fessi che abbracciano queste “filosofie” sono ben pochi, e rappresentano un misero zero virgola. Ma le persone che, più in generale, cedono all’estrema semplificazione di certi ragionamenti, invece, sono sempre di più. Non si può mettere in dubbio la necessità di proteggersi o di tutelarsi, ma non si può collegare questa necessità all’ondata di dilagante e becera xenofobia. E sopratutto i giovani, anche in Calabria, iniziano a temere “l’invasione” e “l’islamizzazione”.

Paure infondate, così com’é infondata la paura per lo straniero. Ma tant’è. I blocchi di calcestruzzo saranno anche brutti, ma almeno in teoria servono a qualcosa. Sono utili. I blocchi nel cervello, invece, sono ugualmente brutti ma non servono a nulla. Faremmo prima a liberarcene.