“Non dobbiamo avere paura di dire che sono contronatura”

Di discussioni assurde ne ho sentite veramente tante nel corso della mia vita. Ma quella di stasera probabilmente è andata un po’ oltre, tanto da essere riuscita a contenere praticamente quasi tutti gli stereotipi, le frasi fatte e i ragionamenti tipo del più misero degli esseri umani. Per intenderci: si è partiti con i soliti discorsi leggeri e si è finiti a parlare di omosessualità e immigrazione. Con gente “di comunità”.

La gente di chiesa, si sà, è generalmente conservatrice, e non c’è niente di male in questo. Non dobbiamo essere per forza tutti d’accordo su tutto. Certo è che quando la discussione tocca determinati aspetti, è veramente difficile trovare qualcuno che non parli per partito preso. E tutto è iniziato così, quando parlando di diverse serate trascorse in alcuni locali gay di Bologna è arrivato il primo “che schifo”. Nulla di eclatante, se non fosse che è seguita una reazione a catena che ha coinvolto praticamente tutti i commensali, a parte il sottoscritto.

Ragazzi e ragazze della mia età, allora, hanno rimarcato la dose. “Non dovrebbero farsi vedere in giro“, “Mi vanno venire il vomito“, “Ma come si fa ad approvare una cosa del genere?“, fino ad arrivare alla perla del ragionamento, pronunciata proprio da quella bella ragazza che avevo fissato per un’intera serata: “Non dobbiamo avere paura di dire che sono contronatura“. Mentre tutti annuivano soddisfatti, un enorme sconforto si è impossessato di tutto me stesso. Una frase allucinante, pronunciata da una ragazza della mia età, che ha aperto innumerevoli altri dibattiti.

Che perché, non fanno lo stesso anche con gli immigrati?“, “Eh, gli dici una cosa è passi per razzista!“, e innumerevoli cose del genere, seguite da più vaghe ipotesi su ipotetiche “lobby” che vorrebbero influenzare il nostro stile di vita. Una sudditanza psicologica della peggior specie, adatta, evidentemente, all’uomo dal solo libro. Con la comparsa della parola “lobby”, è nata un’altra discussione, ancor più bizzarra e ambigua.

Si è parlato della “lobby” degli omosessuali che fanno figli, di quelli che li adottano, del “mix di sperma” fatto dal Elton Jonh e dal suo compagno (!?), degli uteri in affitto e delle donne che decidono di farlo (considerate “più sporche di una prostituta“), fino ad arrivare ad uno strambo collegamento tra tutte queste cose e lo Ius Soli, ed alla tanto rinomata invasione che starebbe per spazzarci via tutti.

E mentre tutti si crogiolavano in affannose annuizioni, io semplicemente non riuscivo a capire se avevo assistito per davvero a quella discussione, tanto che qualcuno parlava anche di “bruciarli vivi“, magari scherzando. Qualcuno avrà notato il silenzio, in disparte, finché non è stato il mio amico stesso a dire che “è stata colpa nostra“, perché avevano nominato questi benedetti locali gay. E forse, c’aveva anche ragione. Terminato il sostegno reciproco e i temi da affrontare, si è lentamente tornati ai discorsi precedenti, tra calcio, risultati della serie A, un nuovo reality su un isola e gioiellame e negozi vari.

Un momento di sfogo collettivo, evidentemente, che dimostra una realtù aberrante: probabilmente, saranno i “giovani di oggi” il problema di domani. Se non cambiano queste basi, il futuro non sarà per niente diverso da quello che vediamo e viviamo oggi.