Altrove funziona

Piazza Duomo in festa

Qualche settimana fà ho partecipato per la prima volta all’Altrove Festival, un evento che sta diventando un punto fisso nell’estate Catanzarese. Nonostante i numerosi pacchi ricevuti da tutti gli amici invitati, ed un leggero ritardo sulla tabella di marcia, sono riuscito a raggiungere l’evento in tempo (e a ribeccare un amico che non vedevo da anni).

Più che di un festival, si tratta di una tre giorni di eventi che spaziano nell’enorme universo dell’arte contemporanea: disegni, graffiti, adesivi, arti visive, teatro, musica, e sperimentazioni di ogni tipo. Un calendario niente male, ingigantito dalle numerose opere di street art realizzate lungo tutto il centro di Catanzaro. Un modo originale e piacevole per scoprire, oltre agli artisti, un’intera città.

Non c’è da stupirsi se nel corso dell’evento ho avuto modo di sentire e vedere gruppi di ragazzi provenienti da tutta la regione. E, assieme a loro, tante persone provenienti da altre parti d’Italia, scesa per partecipare all’evento, per seguire il proprio writer o il proprio musicista preferito. In parole povere, è stato bello. Piacevole. Un evento ben organizzato, sia da parte del Comune che da parte dei commercianti e degli artisti, che hanno saputo creare una situazione decisamente inusuale dalle nostre parti.

Non siamo abituati, infatti, ad eventi del genere. Men che meno se si parla di arte, specialmente quella contemporanea, che spesso non trova l’appoggio della stessa popolazione. Ma l’Altrove Festival c’è riuscito: ha portato un concentrato di contemporaneità nel centro storico di Catanzaro, riuscendo a coinvolgere non solo i locali, ma anche tante persone da tutta la Regione, da tutta Italia. Diciamocelo: è riuscito in ciò che tutti i vari “musei di arte contemporanea” provinciali (come il MACK di Crotone) hanno fallito. Non è stato un evento banale e autoreferenziario come quelli a cui siamo abituati, ma è stato qualcosa di fresco, di nuovo, di realmente al passo con i tempi.

L’Altrove è un buon modello. Non da copiare, non da snaturalizzare, non da clonare senza criterio. Si tratta di un modello funzionale, fresco, moderno, dal quale si può sicuramente prendere spunto. Può dare ossigeno non solo ai commercianti, non solo agli artisti, e non solo ai vari centri storici disabitati e deserti, di cui questa terra è piena: può dare ossigeno anche a tutti quei giovani che vivono qui, e che pur non essendo intenditori di arte moderna e contemporanea si sposterebbero volentieri per partecipare a qualcosa di particolare, di diverso.

Altrove funziona. Magari può funzionare anche da noi.