Charlie il martire

Tutto chiaro…

La recente vicenda del piccolo Charlie Gard ha fatto il giro del mondo. Il neonato, di appena 10 mesi, è affetto dalla sindrome di deplezione mitocondriale, un insieme di rare malattie genetiche di cui sono stati riscontrati appena 16 casi in tutto il mondo. Una malattia mortale, che porta alla progressiva disfuzione dei muscoli e degli organi. Detto in modo molto semplicistico, non riesce a fornire l’ergia vitale alle sue cellule. Clinicamente morto, doveva essere “scollegato” il 30 giugno scorso, ma l’ospedale ha preferito dare un altro po’ di tempo alla famiglia.

Una disgrazie, una sfortuna, e sicuramente una storia tristissima, che però ha dato adito al peggio dell’essere umano. La vicenda del piccolo, che di fatto è già morto (non vede, non sente, non respira, non può muovere un muscolo, non parla, ha danni irreversibili al cervello) ma continua a pompare sangue grazie alle macchine, ha messo in luce i moderni egoismi di buona parte del mondo. Non solo dei diretti interessati, i due giovani genitori, ma anche di buona parte del mondo politico, non solo Italiano.

Mentre in Italia la legge sul fine vita continua ad arrancare, nonostante i numerosi casi mediatici (ultimo, in ordine di notorierà, quello di Dj Fabo), buona parte dei politici hanno ben pensato di sfruttare l’occasione per dire la loro. Succede così che si fanno attacchi all’Europa, poi ai tribunali Inglesi, poi alla mera “razionalità” dell’uomo e così via. Nel frattempo, il fantasioso trittico composto da Donald Trump, Angelino Alfano e Papa Francesco, avanza proposte di cure gratuite nei rispettivi territori: Trump invita il piccolo a curarsi gratuitamente nei migliori ospedali, Alfano mette in moto una pratica per portarlo in Italia, mentre il Papa indirizza la famiglia in qualche centro della Santa Sede.

Tutti vogliono salvare Charlie. Tutti si stanno sbattendo per un bambino morto, in un grottesco e orribile accanimento terapeutico ai danni di un neonato indifeso. Si mobilitano, grandi parole e compassioni, per “salvare una piccola vita”. E poco importa che tutti gli ospedali (anche quelli che si sono offerti di prenderlo in “cura) e tutti gli esperti si stiano dicendo certi, al 100%, che non esiste soluzione al suo problema: nel mondo c’è una gran schiera di persone che vuole condannare quel bambino a rimanere attaccato ad una macchina.

L’egoismo dei due genitori, palesato in più e più interviste con quotidiani e tabloid, và ben aldilà dell’amore verso il proprio figlio: “We still won’t let Charlie Go“. Sono loro a non volerlo lasciar andare via, convinti anche di essere nel giusto. Non considerano il proprio figlio, considerano il loro volere su di esso. E poco importa che sia un cadavere: finché un tubo gli pompa l’aria nei polmoni, sembrerà almeno un po’ più vivo, e le foto col morto verranno decenti.

Questo bambino è un martire, ucciso dall’egoismo del prossimo.