I sei giorni più lunghi della storia

Il 5 Giugno è da sempre un anniversario controverso, e quest’anno lo è ancora di più. Ricorre infatti il 50° anniversario della Guerra dei Sei giorni, storica guerra lampo condotta dal neo-stato di Israele, poco meno che ventenne. Il conflitto arabo-israeliano nacque proprio con la proclamazione di Israele, e sin dal 1948 si sono combatture diverse guerre, oltre a numerosissime rivolte, dove Israele ha sempre avuto la meglio.

Questa guerra lampo ha una particolare importanza storica, dato che in appena sei giorni Israele conquistò militarmente numerosi territori all’Egitto, alla Giordania ed alla Siria, aumentando la propria superficie di oltre il 30%. Lo stato, proclamato tale da meno di vent’anni, era ritenuto fragile e militarmente debole, eppure riuscì ad imporsi su tutti i suoi vicini sia per preparazione militare sia per dotazioni di macchinari. Nessuno si aspettava una tale potenza bellica, e sopratutto nessuno si aspettava alcuna guerra. Israele agì impulsivamente, senza preavviso, imponendo con la forza le sue conquiste territoriali.

Nonostante la narrazione viziata dell’evento (“Israele si doveva proteggere“, “Erano soli, ma erano forti” ecc.), è da segnalare il recente documentario di Gad Lerner, “Sei giorni, la guerra infinita“, con il solito sguardo controcorrente rispetto alla narrazione ufficiale. E non è l’unico, in fondo, a pensarla diversamente: il quotidiano Haaretz ha dedicato uno speciale all’evento, con bellissime collezioni fotografiche e documentali, mantenendo il suo solito tono critico contro l’occupazione prolungata di Israele. Il pezzo “Cinquant’anni di bugie sull’occupazione israeliana” è stato ripreso da Internazionale, ed è leggibile in Italiano.

A seguito di questa guerra lampo cominciò la più lunga opera di colonizzazione e di appropriazione territoriale della storia moderna, che va avanti dal 1968 fino ad oggi. Cinquanta anni di crimini. E poco importa che anche l’Onu si sia pronunciato contro le colonie Israeliane, considerate uno dei principali ostacoli al raggiungimento della pace in quella parte di mondo. Così come poco importa dei sempre più numerosi appelli di studiosi e intellettuali Israeliani contro la colonizzazione. Israele fa orecchie da mercante, e non solo continua con l’opera di colonizzazione, ma festeggierà in pompa magna il cinquantennale, perché in qualche modo lo spirito del 1967 è rimasto inalterato: se ci rompono le scatole, bombardiamo o occupiamo. La ragione, ed anche dio, sono dalla nostra parte.

La posizione di Israele resta sempre la stessa, ed è sempre quella sbagliata.