“Pultroppo” è vero

Poco più di una settimana fa sul Post hanno lanciato una nuova rubrica, Le Parole Giuste. A curarla c’è Massimo Arcangeli, già direttore di Parole in Cammino, che “ha raccontato pubblicamente le difficoltà che hanno i suoi studenti dell’università di Cagliari con molte parole della lingua italiana appena un po’ più rare ed elaborate, riflettendo su come queste difficoltà si estendano oggi a molti, in un impoverimento generale della capacità di uso della lingua“.

In questa particolare iniziativa si cerca di spiegare il vero significato di alcune parole di uso abbastanza comune, spiegando la loro origine e mettendo in evidenza la differenza tra i vecchi ed i nuovi significati dei termini. Il tutto associato da una bella grafica, che non fa mai male. Inizialmente, mi è sembrata una curiosa pignoleria: davvero c’è chi non sa cosa vuol dire “collimare”, o “adepti”? Davvero si usano queste e altre parole per intendere cose che non centrano nulla?

Mi è parso incredibile. Almeno finchè, complice il mio nuovo approccio, non ho fatto un giro su un gruppo dedicato alla mia città. E tra tutte le incredibili storpiature ed errori vari, mi sono imbattuto in quello che oggi sembra un trend piuttosto diffuso.

Non una svista, ma una vera e propria concezione sbagliata di una parola, che a quanto pare si è resa palese sopratutto negli ultimi mesi, tanto da divenire addirittura un meme. Purtroppo è diventato Pultroppo. Non ha perso il suo significato originale, ma ha subito una modifica marcata, a quanto pare ampiamente diffusa da Nord a Sud.

Solo oggi mi sono reso conto di quanto servano iniziative come quella di Arcangeli e del Post, ed allo stesso tempo di quanto queste stesse iniziative siano in un certo senso poco utili, visto che non vengono seguite o condivise. Si finisce così nel baratro del pultroppo, e nei vari commenti nessuno fa mai notare l’errore: non sia mai che è giusto, scritto così.