“À’mérica dú scòrdu”

L’atto di nascita del mio bisnonno..

Effettuare una ricerca genealogica non è sempre facilissimo. Difficilmente si riesce ad accedere a documentazioni dell’epoca, e raramente esistono registri antecedenti l’Unità d’Italia (si, lo so, le chiese hanno dei registri che arrivano fino al 1400, ma le mie richieste, fino ad oggi, sono cadute sempre nel vuoto). E quando si riesce a scoprire qualcosa, non sempre questa è una pista percorribile.

Nel cercare informazioni sulla mia famiglia (lato paterno), sono arrivato ad un punto morto. Il mio bisnonno, ci è sempre stato raccontato come “morto in guerra”. Di lui abbiamo una sola foto, giovanissimo, in divisa di leva (uniforme mod. 1909), e nient’altro. Si sposò nel 1914, fece un figlio che nacque nel 1915, e da li in poi non si sa più nulla. Le sue tracce si persero nel vuoto, e da allora è circolata la storia del disperso.

A distanza di più di un secolo, però, ho scoperto tutt’altro. Trovato il suo atto di nascita (presso il Comune di Civita), leggemmo per la prima volta che il padre (il mio trisavolo) non poté dichiararlo alla nascità, poiché si trovava “in america”. Da li, il dubbio: non è che anche il mio bisnonno, anziché andare in guerra, se ne andò in America? Con un genitore – o comunque un membro della famiglia – già dall’altra parte del mondo, sarebbe stato tutto più facile. Reperiti allora i fogli di leva del mio bisnonno, l’amara scoperta: “residente in america”.

Mostrai le mie perplessità al signor Vincenzo, storico impiegato del Comune di Civita. Uomo colto, distinto, taciturno finché non veniva interpellato, e con una gran fama in paese: è conosciuto da tutti per aver dato i nomi alle vie ed i numeri civici alle case. Numeri che si vantava di conoscere “a memoria”.  Lo stesso signor Vincenzo, dopo un rapido controllo tra quei vecchi archivi ingialliti (enormi fogli scritti come vedete sopra), mi guardò sorridendo, e disse: “Mi sa che tra le due americhe, ha preferito quella d’ù scòrdu“.

Con l’espressione “À’mérica dú scòrdu” ci si riferiva generalmente all’America Latina, e più specificatamente all’Argentina ed al Brasile. Nel corso della grande migrazione (che iniziò dal 1880 e proseguì fino alla caduta del fascismo) decine di milioni di Italiani – prevalentemente meridionali – si diressero nelle americhe in cerca di fortuna. Nella concezione popolare, c’era una netta divisione tra le due americhe: nel nord America ci andava chi voleva emigrare con tutta la sua famiglia, nel sud America invece ci andava chi voleva far perdere le proprie tracce. Si tratta di una visione storica dovuta all’effettivo comportamento di moltissimi migranti che, partiti con la promessa di imbarcarsi anche moglie e figli, ben presto si fecero altre famiglia a cui badare.

Una volta “in america”, però, le cose si fanno più complicate. Registri online non ne esistono, e si può solo verificare la data di partenza e di arrivo di un migrante (e si, il mio bisnonno c’è). Le tracce del mio bisnonno, e per ora dei miei possibili cugini, si sono perse nel nulla.

Mai più azzeccata fù quella descrizione: à’mérica dú scòrdu.