Bello Zelda Breath of the Wild, ma…

Fin troppo hype…

Mi sono preso tutto il tempo necessario per completare il nuovo The Legend of Zelda: Breath of the Wild, tanto atteso ed elogiato dalla critica mondiale. Nulla da eccepire: si tratta di uno dei migliori capitoli della saga (il migliore per me resta Wind Waker), da sempre, che ha offerto una rinfrescata  non indifferente al titolo.

Tuttavia, non lo ritengo un gioco da massimi voti. Queste valutazioni super-partes sono probabilmente dovute ad aspetti che trascendono il gioco in se, e spesso sono frutto di poche particolarità e curiosità. Essendo questo l’ultimo titolo che avrò l’onore di giocare su Wii U, venuto con una considerevole attesa, ci sono un paio di cose che non riesco proprio a spiegarmi.

Ad esempio, il gamepad del Wii U così come quello della Switch non sono utilizzati in nessun modo. Non c’è un menù o una mappa, nulla. Una cosa che mi ha dato incredibilmente fastidio, dato che la particolarità delle console non è stata sfruttata in alcun modo, se non per risolvere qualche puzzle o per prendere la mira con l’arco.

Altro aspetto fastidioso, il framerate: pesso il gioco si rallenta e si blocca nel bel mezzo di battaglie e scontri, e, di rado, anche nel corso della semplice esplorazione. Essendo stato progettato apposta per queste console è un dettaglio non da poco, che per fortuna è stato limitato (non eliminato) con alcuni aggiornamenti. Purtroppo, il problema continua a ripresentarsi nel corso di scontri impegnativi.

A proposito di scontri impegnativi, entriamo nel merito del gioco: è più difficile sconfiggere un lynel che i vari boss. La difficoltà del gioco appare del tutto sbilanciata, ed i boss delle varie aree appaiono fin troppo identici, poco impegnativi. L’enorme mappa è un qualcosa di fenomenale di per sè, ma finisce per essere abbastanza monotona una volta completata l’esplorazione. Rispetto alla vastità dell’area di gioco, ci sono appena otto villaggi ed una dozzina di stallaggi.

E’ vero, c’è la storia da completare. Si parlò inizialmente ci circa “200 dungeon”, che sono così divisi: 15 missioni principali, 42 sacrari, 76 missioni secondarie e 12 ricordi. A questi ovviamente dovremmo aggiungere tutte le varie minisfide, i minigiochi e così via. Insomma, roba ce n’é. Tuttavia, oltre alla relativa semplicità dei questiti e degli indovinelli, la storia principale è estremamente facile. Si può completare la storia e continuare comunque a giocare, anche se rimarrà pur sempre il vostro obiettivo. Insomma, non avrete il piacere di esplorare il castello di Hyrule se non sotto un continuo assedio.

E ancora: completando tutte le missioni si completa appena il 35% del gioco. Il restante 65% però è composto quasi esclusivamente da fotografie. Il vostro compendio infatti necessita di avere una foto per ogni animale, oggetto, cibo, baule ecc. che troverete sulla via. Una rottura enorme, che di certo da un po’ di motivi in più per girare qua e la, ma che abbiamo già visto – e criticato – con Twilight Princess. Brutta anche la questione degli amiiboo e della scarsa personalizzazione (si, puoi cambiarti gli abiti e costruirti una casa, e poi?), anche se a breve arriveranno ben due DLC.

Cosa mi è piaciuto? Tutto il resto. Dagli inventari alle armi, dai nuovi strumenti alla trama, dalle numerose easter egg per noi nostalgici fino alle ricette ed alla possibilità di crearsi, nuovamente, delle pozioni. Anche i personaggi, vecchi e nuovi, sono stati resi magnificamente, e la grafica del gioco merita una menzione speciale, dato che rispecchia quel misto tra realismo e cartoon tanto peculiare di Zelda. I dialoghi più maturi, interessanti, certe volte anche un po’ spinti, hanno dato al gioco un aspetto tutto nuovo, distaccandosi (almeno un po’) da quel classico “infantilismo” di certe scenette.

Aspettiamo i DLC per rianimare un po’ la situazione.