“Á chiesa dú ciú ciú ciú”

Erano anni che non facevo il giro dei sepolcri, la sera del Giovedì Santo, sia per la mia non-religiosità sia per la mia assenza. È stato bello vedere il centro città animato fino a tardi, tra famiglie e ragazzi che si apprestavano a fare il giro delle sette chiese (Perché sette? Il motivo è sempre quello), stando attenti a non concludere il giro di visite con un numero pari: porta male!

Dopo un rapido elenco di altre chiese disponibili per far tornare i conti, nel centro storico rimaneva da visitare solo quella di Santa Maria di Protospataris, alla pescheria. Alché, è venuto fuori un particolare curioso che mi mancava:

Ah tu dici la chiesa del ciú ciú ciú! Se vuoi sapere i fatti di qualcuno, devi andare li, che ci sono le vecchiette che ti raccontano tutto di tutti. Meglio se la saltiamo.

In genere, è risaputo che le comare che si riuniscono in chiesa fanno pettegolezzi. Succede quotidianamente in ogni chiesa. Ma evidentemente, questa piccola chiesetta (che tra l’altro è la più antica, risalente al 1200), si è guadagnata una nominata d’eccellenza: pare che una sola ora di messa li sia in grado di farti assorbire quante più informazioni possibili su tutte le principali storie cittadine, tra tradimenti e amori, problemi e debiti, vizi e vergogne.

Un nomignolo perfetto, onomatopeicamente parlando: “ciú ciú ciú” raffigura bene il rumore di tante persone che parlano sottovoce, del tutto simile alla parola “vociàre”.