Il cardo mariano

Anche lui si gode la vista!

In questo periodo, i calanchi attorno alla città iniziano a colorarsi di un bel viola acceso. Andando verso Capo Colonna noteremo queste enormi macchie colorate, che rappresentano l’ultimo “cambio di veste” prima dell’estate, lungo tutto il tragitto. A creare questo bell’effetto ci pensa il cardo mariano, o per meglio dire il suo fiore.

Il cardo mariano è una pianta antica, presente in tutto il bacino mediterraneo, spontanea e dalla facile diffusione. Appartiene alla famiglia delle asteracee, ed è stretta parente di alcune piante più note come il carciofo, la lattuga ed anche la camomilla. E’ una pianta officinale e commestibile, usata regolarmente anche nel crotonese fino agli anni ’80/’90. Cresce spontaneamente in tutto il circondario, e purtroppo oggi è considerata al pari di un’erbaccia. Spesso, non la si nota nemmeno.

Anche la storia di questa pianta si perde all’origine dei tempi. La leggenda narra che nel corso della fuga in Egitto, Maria si fermò ad allattare Gesù in una frasca di cardi. Il latte versato dalla donna avrebbe conferito a queste piante dei poteri officinali, oltre che delle particolari striature bianche presenti sugli aculei, specialmente attorno al fiore. Insomma, un contatto fortuito che ha reso celebre questa pianta nel corso dei millenni. Leggenda a parte, i suoi effetti curativi sono noti da più di 500 anni, ed il suo uso era comune in tutto il Sud Italia.

Il fusto, assieme al fiore ed ai semi venivano usati come rimedio per i problemi al fegato, mentre la sua radice per ottenere un diuretico e/o un antifebbrile. Le foglie invece, quando disponibili, venivano impiegate per creare dei digestivi. Questi usi si sono tramandati per secoli, ed oggi non sono poi così diversi: il fitocomplesso ottenuto dal cardo continua ad essere usato su pazienti con problemi epatici, mentre la pianta in se è tutt’ora presente in numerosi amari e digestivi, alcuni anche piuttosto famosi.

In passato, dunque, non era raro vedere erbolari e semplici cittadini andare a fare incetta di questa pianta, che veniva usata sia per curarsi tramite dei decotti sia per addolcire i vecchi liquori. Anche perché veniva raccolta per essere mangiata. Veniva semplicemente fatta bollire (senza radice, fiore e aculei). Tutto qui. Un sapore semplice, al pari delle grosse sponze che si usavano un tempo per arricchire i piatti semplici e poveri. Popolarmente, si crede che sia detta “mariana” in quanto precede l’arrivo della festa della madonna, che in certi anni coincide grossomodo ai periodi di fioritura.

Questo particolare fiore, che non ha alcun odore, ci accompagnerà fino ai primi di giugno, quando il colore dei calanchi inizierà il suo annuale cambio di pelle passando dal verde al giallo. Il fusto invece, alto anche più di un metro e con queste grosse “spine”, è identificabile per tutto l’anno.

Un’altra pianticella che abbiamo sotto gli occhi da sempre, ma di cui ci siamo dimenticati 🙂