Assurdità NoTap

E chi se ne frega del gas…

In questi giorni sta montando la protesta dei NoTap, ossia di coloro che si battono per impedire la costruzione dell’ultimo tratto di questo controverso gasdotto, che collega il bel paese direttamente con l’Azerbaigian. Un’opera che a dire il vero ha trovato qualche contestazione anche in altri paesi, specialmente in Grecia, avallata da un po’ tutti i partiti politici estremisti e populisti. Un’ondata di protesta cavalcata un po’ da tutti, insomma.

Alla base di questa protesta, in realtà, non si capisce bene cosa ci sia. Potremmo dire che ci sono le classiche motivazioni-da-grande-opera, con tutti i timori del caso. C’è chi parla di danno ambientale, di mancata democrazia, di capitalismo, di multinazionali, di gasdotti, petrolio, trivellazioni… un mix curioso e affascinante, ma mai come in questo caso senza quasi alcun fondamento, se non un mero campanilismo.

La presunta “tutela dell’ambiente”, come ho già detto più volte, non passa solo ed esclusivamente dal bloccare le grandi opere, cattive per antonomasia. Chi sostiene che i gasdotti non servano o che i consumi di gas stiano andando diminuendo, semplicemente mente (volente o nolente). Chi parla di rinnovabili, probabilmente, non conosce la differenza tra elettricità e gas, mentre chi parla di biogas dovrebbe prima farsi qualche conto realistico, e non campato in aria (quanto se ne produce, quanto ne consumiamo, quanto ne importiamo e così via). C’è chi parla degli allacci a Brindisi: scelta condivisibilissima, se non fosse per il fatto che anche i comitati locali di Brindisi si sono opposti alla realizzazione del gasdotto nei loro territori, anni fa. Insomma, tutti si guardano gli ulivi nel proprio cortile.

Ma la parte più interessante è sicuramente quella legata agli interessi economici. C’è chi lo chiama “gasdotto del sangue”, perché l’Azerbaigian è un postaccio, perché le tangenti, le corruzioni, gli intrecci politici. Una serie di affermazioni che riguardano tutte le grandi opere in tutti i paesi del mondo. E che hanno riguardato anche l’Italia, in passato, spesso anche più di altri paesi Europei. E’ vero, ci sono interessi economici e strategici dietro: possiamo ancora dipendere esclusivamente da un unico gigantesco gasdotto, in tutta Europa? Possiamo sottostare alle minacce di un unico paese, che è in grado (letteralmente) di attaccarci alla canna del gas?

Le opportunità si sfruttano, perché ogni lasciata è persa. Questa non deve essere una scusa per “mangiare di tutto pur di ingurgitarsi”, ma deve essere una condizione per scegliersi meglio il proprio cibo, e non relegarsi sempre e comunque a qualche porcheria. Quando i manifestanti dicono che il gasdotto è antidemocratico, dicono il vero: quando un migliaio di manifestanti bloccano un’opera che dovrebbe servire fino a sette milioni di utenze, questo è propriamente un comportamento antidemocratico. Potremmo chiamarli “nimby”, come si sul dire in rete, e probabilmente è proprio così.

A Meledugno, paesino sperduto che la gran maggioranza di noi non conosceva prima di oggi, non si vuole di certo togliere la sua incredibile “vocazione turistica” o “fama locale”. Non si sta realizzando alcuno “scempio ambientale”, tant’è che gli ulivi verranno ripiantati al loro posto, ultimati i lavori. E’ una semplice conduttura sotterranea, come ne esistono tante sotto ogni città e paese, compreso lo stesso Meledugno e località annesse. A patto che non vivano a lume di candele e fosse biologiche. E’ giusto preoccuparsi per la terra, ancor di più se per la propria terra, ma la cosa ha senso solo quando ci si preoccupa di pericoli reali.

Quando la lotta per la difesa dei diritti si trasforma in una lotta per la difesa dei campanilismi, ci perdiamo tutti.