Pane, pace, libertà!

Inizia la presa di Pietrogrado

Cento anni fa, con slogan piuttosto semplici e senza alcuna connotazione politica, iniziò la Rivoluzione Russa. Lo sciopero generale paralizzò la capitale di allora, Pietrogrado, e si diffuse rapidamente non solo negli altri grandi centri, ma anche nel mondo rurale.

A differenza della rivoluzione del 1905, quando il POSDR (guidato da Černov, Lenin e Trockij) cercò di prendere il potere e abbattere lo zarismo trovando però la strenua opposizione militare, nel 1917 le cose vanno diversamente: saranno gli stessi soldati ad unirsi, gradualmente, alle proteste del popolo.

La condizione Russa era grave: dopo decenni infruttuosi di guerra, la popolazione si trovava impoverita e affamata. E fu proprio la popolazione a sollevarsi spontaneamente. Il primo sciopero, il 18 Febbraio, fù l’inizio delle proteste nel mondo operaio. Queste si diffusero rapidamente al resto dei lavoratori, di qualunque ceto e professione, che il 23 Febbraio scesero in massa nelle strade, bloccando (e occupando) di fatto la capitale.

Lo zarismo aveva perso il suo fascino storico, ed era considerato sempre di più come un ostacolo al benessere. Da superare o da distruggere. La rivolta si diffuse rapidamente, e scesero in sciopero in tutti i principali centri del paese. Il problema, inizialmente sottovalutato sia da Nicola II che da Aleksandra, si rivelò in tutta la sua gravità quando diversi squadroni militari iniziarono ad appoggiare i rivoluzionari, arrestando e fermando poliziotti e militari fedeli all’impero.

Nonostante i numerosi morti tra la popolazione, è emblematica la storia di Nicola II. In quel momento si trovava al fronte, e saputo dei disordini tornò nella capitale. O per lo meno ci provò: tutte le linee ferroviarie erano state occupate dai rivoluzionari, e si trovò letteralmente bloccato, impossibilitato a proseguire. Per questo si dice che Nicola II entrò nel treno come zar, e ne uscì come semplice cittadino. Dovette firmare la resa mentre si trovava bloccato. Non venne ucciso, come di solito accadeva al momento di sradicare una dinastica dal potere, ma venne esiliato.

Da questi fatti, il POSDR e i vari movimenti socialisti iniziarono ad insorgere, ma questa è un’altra storia (altrettanto interessante). Questi eventi, noti come la Rivoluzione di Febbraio, sono storicamente importantissimi e attuali, perché ci ricordano il significato della tanto viturperata frase “il popolo è sovrano”.

E’ vero, il popolo è sovrano. Ma solo se vuole. Se il popolo pretende di essere sovrano solo davanti ad un computer, o nel momento di criticare tizio o caio, per poi non fare nulla di concreto, allora quello è un popolo servo. Il popolo è sovrano quando agisce: che non vuol dire fare una rivoluzione imbracciando i fucili, vuol dire anche agire contro quelle parti di popolo che vivono – volontariamente – a scapito di tutti.

La rivoluzione di febbraio ci insegna questo: il popolo unito è forte, e può abbattere un potere o una dinastia secolare. Se vuole, può. Se non vuole, farà solo finta di volerlo (tra applausi e lustrini del pubblico).