Dinosauri

Ci sono due aspetti grotteschi nella vicenda dello sciopero dei tassisti (di oggi e di questi ultimi giorni). Da un lato, c’è la sempre più onnipresente ultradestra, che da mesi cavalca rivolte e scontri specialmente nella Capitale. Dall’altro, l’incapacità di chi protesta di “aprirsi” al mondo, o quanto meno a cercare di capirne il suo funzionamento per trovare una soluzione realistica.

I fascismi (di destra e di sinistra) sono dei dinosauri ideologici non indifferenti. Ci fanno pretendere di avere ragione a prescindere, perché se una cosa ha funzionato per anni e anni, non c’è motivo che cambi. Non si parte dal presupposto che le cose cambiano, bensì dall’idea che certe cose non debbano cambiare mai. Ed il lavoro del tassista nè è un esempio oggi, così come lo era quello dell’operaio di linea ieri, e come lo sarà il tecnico informatico domani. I lavori diventano obsoleti, e bisogna intervenire per tutelarli finché possibile, ma senza far diventare l’intervento in un accanimento terapeutico.

La protesta “dei tassisti” è veramente incomprensibile: anziché protestare per migliorare la loro posizione, lottano per il monopolio del settore. Scendono in piazza perché non hanno voglia di confrontarsi con il mercato, non vogliono avversari, vogliono esserci solo loro, punto. Sanno che il loro nemico (non avversario, nemico) è Uber, gli NCC, la Bolkestein, ma anziché accettare la sfida chiedono il blocco del mercato. Poco importa che negli altri stati (europei e non) i servizi di trasporto privato e i taxi siano riusciti ad andare d’accordo (non senza problemi ovviamente).

La storia ci insegna che bisogna evolversi, con tutte le difficoltà del caso. Tutelare un lavoratore non vuol dire garantirgli un posto di lavoro, sono due cose distinte. Mentre certi mestieri sono scomparsi e scompariranno gradualmente, altri devono adattarsi pur di sopravvivere, perché possono farlo. Il tassista deve chiedersi: perché io pago una licenza per guidare una macchina? Serve ancora? Ha davvero senso, o è solo un modo per creare una categoria protetta/tutelata?

Il problema non sta nel mercato, ma nel modo in cui vi si accede. Ed è li che si deve intervenire. Chi non lo capisce evidentemente è un dinosauro, e prima o poi si estinguerà.