Una storia di Sinistra

Al giorno d’oggi è sempre più difficile rapportare il proprio “essere di sinistra” alla realtà politica quotidiana. Se già negli anni passati era diventato difficile rispondere alla domanda “cosa vuol dire essere di sinistra?”, adesso ci si trova (nuovamente) a vivere un periodo storico dove “la sinistra” muta la sua identità, perdendone ovviamente qualche pezzettino per guadagnare qualche altro. Alla fine della fiera, ci sarà la solita lotta su chi è “davvero” di sinistra e chi no.

Il gioco di chi ce l’ha più lungo lo conosciamo tutti. E sappiamo anche che non è un “metro di giudizio” affidabile, ma un capriccio infantile, necessario ad affermarsi e attestarsi su qualcun altro. Un’ancestrale ricerca del puro, del vero. Che però, nella società di ieri come in quella di oggi, pare essere il punto di riferimento di milioni e milioni di persone. E, ancor peggio, diventa l’unico punto di riferimento: io seguo solo chi mi sembra il più ortodosso. Un conservazionismo interessante per certi versi, ma deleterio.

Quello che sta succedendo in questi ultimi mesi all’interno del PD è una situazione “tipica” della Sinistra in Italia. E’ una situazione che diversi esponenti storici del partito hanno già vissuto (e di cui alcuni di voi avranno memoria). E sopratutto, è una situazione che si verificherà ancora e ancora, e alla quale forse dovremmo già essere abituati. E’ l’incapacità cronica di mettere d’accordo più frange della sinistra. La parola “unità”, in fondo, non era reale neanche ai tempi dei compagni.

A conoscere un po’ la storia del PD, o anche più sinteticamente la storia delle nostre sinistre, si capisce bene il concetto: la sinistra non è una cosa sola. Non ci si può racchiudere tutto dentro, bisogna accogliere e scartare, selezionare correnti e soggetti, stare “al passo” con quello che è oggi. Questo crea uno scontro tra “gli anziani” ed i nuovi arrivati per ovvi motivi, a partire dai differenti background. Essendo un organismo vivo, la sinistra deve coordinarsi per funzionare al meglio, cosa che evidentemente non succede molto spesso.

Chi pensa di dimostrarsi più di sinistra, dunque, sbaglia in partenza: la sinistra è fatta di correnti, e solo quelle più compatibili si possono unire senza troppi problemi. I frontalismi, i nostalgici e i progressisti non andranno mai d’accordo, in quanto espressioni di diverse accezioni della sinistra. Includerli in un unico gruppo vorrà dire necessariamente, prima o poi, predisporre a delle correnti interne, più o meno seguite. Da li in poi, si tratta di selezione naturale.

Non sono in grado di dire se il PD si scioglierà o meno. Sembra che la divisione sia prossima, ma io penso che ancora non è detta l’ultima parola. Quello che però vero chiaramente, è il fatto che la minoranza del PD si agita e si dimena senza sapere davvero cosa vuole, se non la “cacciata” di Renzi. Un atteggiamento che li mette alla pari del peggior grillino, incapace di fare squadra ma col fiato grosso.

I muri in realtà li hanno alzati tutti, perché se è vero che è brutto non vedersi più padroni a casa propria, è altrettanto vero che far saltare casa non è una soluzione, a meno di non voler fare un gesto esemplare. Una sorta di vendetta. Che alla fine dei conti non giova davvero a nessuno (se non agli avversari).