Per una memoria internazionale

Soldati Sovietici liberano dei prigionieri

Non c’è bisogno di ripetere che oggi ricade la giornata della memoria. I salotti letterari di mezza Italia, le scuole e le trasmissioni si sono già preparati ad ospitare tutta una serie di interventi e programmi, per ricordare, ancora una volta, quale terribile tragedia fù la shoah, quanto cattivo possa essere l’uomo, l’immane tragedia degli stermini di massa, e così via. Dimostrando, per l’ennesimo anno, l’ipocrisia della chiusura volontaria al mondo. Un mondo che guarda sempre e solo in direzioni prestabilite.

E’ vero, il 27 Gennaio si ricorda la Shoah. Anzi, in realtà il 27 Gennaio si ricorda la Liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di concentramento di Auschwitz, perchè fù proprio il 27 Gennaio del 1945 che l’Armata Rossa “scoprì” il primo di una lunga serie di campi di concentramento (in totale erano più di 1600). Su questa storia ci sono moltissime controversie: a quanto pare, diversi governi dell’epoca sapevano dei campi, ma lasciarono correre. Mentre la propaganda tedesca lasciava intendere che i campi di lavoro erano dei posti non così terribili, la voce delle deportazioni di massa erano ben note, grazie anche ai numerosi esuli che riuscirono a scappare in tempo. Come se non bastasse, i voli di ricognizione non erano infrequenti: basti pensare che tra il 1939 ed il 1940 nacque il Photographic Reconnaissance Unit, una flotta aerea dell’aviazione Inglese che aveva l’unico compito di fotografare dall’alto i territori nemici. E proprio il governo inglese venne accusato di aver pagato per liberare alcuni prigionieri.

Insomma, c’è un po’ di confusione a riguardo: possiamo dare per buono che nessuno sapesse dei Konzentrationslager fino al 1945 (escludendo i paesi dell’Asse, ovviamente, che ne erano perfettamente a conoscenza), oppure possiamo pensare che il problema sia stato sottovalutato. O peggio ancora ignorato. Non è un’ipotesi così remota, perché in fondo è un comportamento che teniamo ancora oggi, in quanto siamo ben consci dei problemi che ci circondano, ma non ce ne occupiamo finché non ci riguardano direttamente. Si tende a procrastinare, a lasciar correre.

In questo momento, nel mondo, ci sono numerosi conflitti attivi. Troppi. Il medio-oriente continua ad essere una polveriera, e la situazione non migliora nel nord-africa, così come in tutta la nazione. Spostandoci ancora più ad est, troviamo tutta una serie di conflitti che in genere non giungono neppure sui nostri schermi, così come non arrivano quelli dell’america latina. Sono troppo distanti da noi. In fondo neanche ci interessano, perché non rappresentano una minaccia, non si fanno percepire come tali. Ma li, le persone continuano a morire, ogni giorno.

Eppure, oggi, l’oratore che avrà il privilegio di parlare vi parlerà di quella strage. Vi dirà che quella strage è stata terribile, abominevole, oscena, mostruosa, repellente, macabra, incredibile, assurda, inconcepibile. Ma è successa davvero. Non si può tornare in dietro per impedirla, dunque la morale resta quella: che serva di lezione per chi verrà, per non far più accadere una cosa del genere. Ho sentito questa frase per anni, a scuola, mentre in tv si parlava spesso di guerre, bombardamenti, morti, fughe e violenze. E da sempre penso che sia una grande cazzata. Certo, l’oratore di turno sarà anche in buona fede, ma si spende per una causa persa, o peggio ancora falsa.

La shoah è stata un orrore. Non ci piove, e alla larga i revisionisti sciacalli, che non hanno a cuore la ricostruzione reale della storia, ma solo un avallamento politico della peggior specie. Ma dalla seconda guerra mondiale ad oggi si sono verificati moltissi altri stermini, e molti sono tutt’oggi in corso. La retorica del “ricordare per non commettere nuovamente l’errore” è falsa, e lo abbiamo ampiamente dimostrato. E’ un discorso complesso, che non riguarda solo la shoah in se, bensì la capacità dell’uomo di ricordare e avere memoria di un fatto, che non preclude assolutamente la possibilità di compierlo nuovamente.

In fondo, l’essere umano negli ultimi 2000 anni non è cambiato di una virgola: conoscerete tutti la parabola biblica dell’adultera, ossia la donna che, colta in fragranza di tradimento, venne condotta in strada per essere lapidata. Fù necessario l’intervento di Cristo in persona per impedirne la condanna a morte, che rivolgendosi alla folla disse la famosissima frase “chi non ha peccato scagli la prima pietra”. E li che sta l’inghippo: nel momento di giudicare (e anche uccidere, in questo caso), l’uomo non sta li a farsi domande, agisce e basta. Non importa l’avere o meno un peccato, perché in quell’istante non si sta mica a pensare alla propria condotta. Anche se poi il peccato risulta essere un deterrente, ma solo se fatto notare.

Lo stesso accade oggi. Non era forse Abramo colui pronto ad uccidere anche il figlio, pur di compiere il volere di Dio? Eppure, oggi continuiamo a stupirci dei morti per fede, e non riusciamo a capacitarci di come si possa uccidere, in nome di Dio. Potrei portare numerosi esempi biblici, ma non solo: tutti ci ricordiamo di quanto era dura, per i nostri nonni, essere dei migranti. Eppure, oggi continuiamo a non essere pienamente d’accordo con le politiche di accoglienza verso gli immigrati. E, sopratutto, tutti conosciamo le atrocità della guerra, anche se non le abbiamo vissute direttamente. Eppure, siamo riluttanti verso chi chiede aiuto, e non lo consideriamo finché non diventa “un problema”, o perché ci minaccia direttamente/indirettamente o perché sbarca sulle nostre coste.

Và così. Certe storie si conoscono da millenni, eppure non hanno impattato nei comportamenti dell’uomo (almeno a livello globale). Siamo a conoscenza dei milioni di morti causati dalla peste, o di tutte le vittime del colera, eppure c’è ancora oggi chi va in giro a gridare che i vaccini fanno male, che uccidono. Siamo duri di comprendonio, e purtroppo in molti pagano il prezzo di questa ignoranza dolosa con la vita. E non sarà di certo la solita manfrina del “ricordare per non commettere di nuovo” a farci cambiare atteggiamento. Torture e atrocità avvengono costantemente, anche in questo momento.

Il 27 Gennaio si è ridotto alla celebrazione del ricordo di una piccola parte del mondo. E’ diventato, in un certo senso, un ricordo fazioso dedicato non alle circa 15 milioni di vittime innocenti, ma “solo” ai 6 milioni di ebrei, ai quali poi vengono sinteticamente aggiunti “gli altri”. Ed è una dimostrazione chiara di come l’uomo tenda a ricordarsi solo ciò che vuole, ignorando qualunque altro fatto presente in una storia. Non lo fanno tutti, ovviamente, ma lo faranno la maggior parte degli intervistati di oggi, sia a livello nazionale che a livello locale. Anche Crotone si riempierà di storici, antropologi e sociologi (o presunti tali), che spiegheranno i perché di quella tragedia, ricorderanno il come, rammenderanno il quando e citeranno giusto qualche dove.

E sarà tutta una farsa, messa artificiosamente in scena da quelle stesse persone che, incapaci di guardare con occhio critico il mondo moderno, si rinchiudono nelle certezze del passato. Personalmente, mi auspico che il senso della giornata della memoria si espanda e si aggiorni, e non si limiti solo a quello che è successo durante la WWII, ma includa tutte le nuove criticità e instabilità del mondo, consideri i conflitti e gli stermini più recenti, le repressioni e i pregiudizi razziali di oggi.

Perché per capire il mondo e cercare di evitare delle situazioni di criticità, non bisogna conoscere solo il passato, ma anche (sopratutto) il presente.