Abbiamo un problema con i muri?

L’ultimo caduto, in Via Sybaris

Nel 2017, salvo imprevisti, “cadrà” un altro importante anniversario cittadino: 10 anni dal crollo del muro di Santa Maria delle Grazie, in Via Nicola Calipari. Un anniversario dal sapore amaro, un po’ come quello che riguarda il compleanno dei portici, dato che in questo lasso di tempo il muro non è stato mai ricostruito. Ancora oggi, i detriti del muro giaciono a terra, e l’area non è mai stata messa in sicurezza.

Nel corso degli ultimi 10 anni a Crotone sono crollati 5 diversi muri di contenimento, sempre a causa di forti piogge. Un muro ogni 2 anni. Come se non bastasse, c’è da aggiungere alla lista un muro pericolante, che sembrerebbe in procinto di crollare. Si tratta, in tutti i casi, di muri relativamente recenti, costruiti non prima degli anni ’70.

Visti i recenti avvenimenti, ma anche le ondate di maltempo sempre più violente (con importanti precipitazioni condensate in poche ore) e frequenti, il noto rischio idrogeologico di cui si riparla ogni anno senza poi far nulla e le palesi difficoltà di gestione che abbiamo osservato ad ogni crollo, c’è da chiedersi: abbiamo un problema con i muri? Perché si sono verificati tutti questi crolli? Ma sopratutto, perché non si interviene con i dovuti controlli, con le manutenzioni ordinarie e con le messe in sicurezza?

Domande a cui è difficile dare risposta, ma che potrebbero essere portate all’attenzione della nuova amministrazione, al fine di prendere i dovuti provvedimenti per evitare che ci scappi il morto. Sono numerosi infatti i muri segnalati come “a rischio”, un po’ in tutti i quartieri della città, e spesso il pericolo è ben visibile, con rigonfiamenti, crepe e pareti inclinate.

Mentre si aspettanno quanto meno delle risposte, diamo un ordine cronologico ai vari crolli.

Come già detto, negli ultimi 10 anni si sono verificati ben 5 crolli. Giusto per essere pignoli, non si tratta di crolli completi, ma parziali: non è crollato dunque tutto un muro o una barriera, ma questa ha ceduto solo in un determinato punto, dove la pressione dell’acqua o del terreno (o di entrambi gli elementi) è risultata talmente forte da piegare o distruggere cemento e mattoni.

Il primo, in ordine cronologico, è proprio il muro di Santa Maria delle Grazie, in Via Nicola Calipari: la prima spaccatura si verificò nel Dicembre del 2007, e gradualmente, di settimana in settimana (o per meglio dire di pioggia in pioggia) questa si è allargata fino al cedimento di un’intera sezione del muro. Tutta una parete, alta più di 10 metri, si è sgretolata al suolo. Il tutto, a pochi metri da un grande condominio e da una scuola primaria. In una incomprensibile serie di rimpalli tra il Comune di Crotone e una serie di ditte, i lavori verranno assegnati e revocati più volte senza mai partire. L’area sottostante non è mai stata messa in sicurezza (è stata posizionata qualche transenna), risultando perfettamente accessibile, così come l’area soprastante, un giardinetto noto con il nome di “47” o “Ferri”, al quale si può tranquillamente accedere nonostante lo smottamento e la pericolosità.

A distanza di pochi mesi avviene un nuovo crollo. A venir giù questa volta è il muro di San Domenico, lungo Corso Mazzini. Il muro era noto come il vecchio spazio per i murales, ed ospitava diverse belle opere, di cui conservo solo un vago ricordo (degli uomini che si sfidavano tra dei cactus e dei libri, ma anche un murales di pasqualo, ed uno con dei serpenti). Il crollo avvenne nel Dicembre del 2008, in pieno giorno, mentre sulla strada transitavano diversi veicoli. Un’intera sezione del muro, lunga diverse decine di metri, ha iniziato ad inclinarsi sempre di più, fino a toccare il suolo. Risultano evidenti i danni da smottamento causati anche alla proprietà della chiesa, con intere aree interdette al passaggio per il rischio di cedimenti (ed un angolo del campetto di calcio rimasto nel vuoto). Anche in questo caso, una serie di rimpalli tra il Comune di Crotone, alcune ditte e la stessa chiesa, porterà ad un allungamento dei tempi. La situazione infatti rimarrà invariata fino al 2012, quando venne presentato il primo progetto di recupero da parte del Comune. Ad oggi il muro è stato interamente ricostruito, e sono finiti i lavori sulla proprietà della chiesa, anche se non tutto il progetto è stato realizzato (ma questa è un’altra storia).

Anno nuovo, muro nuovo. Nel Dicembre del 2009 tocca al muro di Poggio Reale, nell’omonima via. Anche in questo caso, il muro si trova a pochi metri di distanza da diverse abitazioni, appena dall’altro lato della strada. E proprio sulla strada andò a “stendersi” il muro, inclinandosi completamente fino a toccare il suolo. Anche in questo caso, per fortuna, non ci sono state vittime. La gestione di questa emergenze è forse la più celere: essendo interessata direttamente l’Eni, già a Gennaio partirono i lavori di messa in sicurezza, mentre per ripristinare la barriera vengono impiegati appena 3 anni. Ci sono comunque delle controversie riguardo al muro: si dice che il cemento sia stato impastato con sabbia di mare, motivo per il quale presenta, certe volte, degli aloni e delle chiazze biancastre.

Un anno di pausa, e poi si riprende. Nel Dicembre del 2011 avviene un grave crollo lungo Via Poseidonia, zona residenziale subito sopra il Circolo dei Cacciatori Subacquei. Un intera parete di cemento armato si schianta al suolo sotto il peso del terreno, bloccando interamente la strada. Situazione resa ancor più critica dal fatto che la parete serviva da contenimento al suolo sul quale è stata edificata un’abitazione. Insomma, poteva addirittura venire giù una casa. E’ stato necessario rimuovere subito la parete dalla strada, in modo da poterla liberare, e mettere in sicurezza il terreno. Per vedere ricostruito il muro però serviranno altri 5 anni.

Magari, a questo punto, state pensando che ci colpa sempre il mese di Dicembre. Invece, l’ultimo crollo è avvenuto a Marzo 2016, dopo una bella pausa. Questa volta è crollato un muro in Via Sybaris, nelle immediate vicinanze di Via Poseidonia. Anche in questo caso si è trattato di un crollo grave, dato che un’intera sezione in massiccio cemento armato si è schiantata al suolo a pochissimi metri da alcune abitazioni. E’ l’unico crollo filmato. In via precauzionale, dopo il lancio dell’allarme, 16 famiglie sono state fatte evacuare. Gli inquilini sono rientrati nelle loro abitazioni, ma ad oggi il muro non è stato ancora ricostruito.

Come se non bastasse, nel Novembre 2016 un grande muro in Viale Matteotti è stato “recintato” per precauzione. Il muro infatti, che contiene il terreno su cui sono stati costruiti dei grandi condomini, presenta diversi rigonfiamenti e “storture” che hanno fatto scattare un possibile allarme. E’ vietato camminare su quel lato di marciapiede, anche se ad impedircelo c’è del semplice nastro bianco e rosso. A distanza di 3 mesi, non si è ancora fatto nulla per intervenire.

Ma questo bel resoconto non può di certo concludersi così. Sono infatti numerose le segnalazioni cittadine di possibili muri pericolanti, in ogni quartiere. C’è per esempio chi segnala i muraglioni di Vescovatello, o ai 300, ma anche quelli in via degli Arabi, dei Bizantini e degli Albanesi. C’è chi è preoccupato dei muri costruiti per la Strada del Parco, e chi per quelli di Parco Carrara. Sempre su Viale Matteotti c’è chi ha dei dubbi sulla tenuta dei grossi muri subito dopo Santa Rita, e chi è preoccupato per i muri di contenimento della scuola Anna Frank. Senza parlare del muro lungo Viale Gallucci, alla “curva dei murales”, che ad ogni pioggia da vita ad una vera e propria cascata di fango.

Insomma, chi più ne ha, più ne metta. Le perturbazioni di Gennaio non hanno nulla da invidiare a quelle dello scorso Novembre, e la quantità di acqua che sta cadendo non è poca. I terreni saranno saturi per settimane, ed ulteriori peggioramenti potrebbero aggravare delle situazioni che sono già critiche. Il problema è che non lo sappiamo: dubito che al Comune abbiano una visione chiara di quelle che sono le strutture realmente pericolanti. Non sia mai che debba crollare un altro muro per far smuovere qualcosa.

Vista la ricorrenza, bisogna festeggiare. 10 anni non sono mica pochi! E quel muro, rotto e abbandonato da così tanto tempo, rappresenta troppi sentimenti contrastanti. Ormai fa parte del paesaggio, e lo abbiamo assimilità come normalità. Pertanto, sarebbe un bel regalo (oltre che gradito) se qualcuno si attivasse, per davvero, per ricostruire questo benedetto muro.

Anzi, un regalo dovuto, dato che ne và della sicurezza di tutti.