Perchè voterò Si

berluskaE’ ufficialmente finita una delle campagne elettorali più lunghe di sempre, iniziata praticamente ad inizio anno, ed entrata nel vivo già da prima dell’estate. Domani andremo a votare per questo benedetto referendum costituzionale, e vedremo cosa sceglieranno gli Italiani. Per adesso, tutti i sondaggi ufficiali danno il No in vantaggio, mentre i sondaggi clanestini questa mattina si sono riportati su una situazione di parità.

Non è stata una bella campagna elettorale, è vero. Ma oltre ad addossare tutte le responsabilità sulla classe politica, mi rivolgo in particolar modo anche alla popolazione, rea di non avere alcun interesse ad approfondire l’argomento. A dimostrazione di ciò, c’è il purtroppo triste primato della “bufala più condivisa della realtà“, ed il fatto che la maggior parte delle argomentazioni portate siano in realtà false. Certo, la principale responsabilità è di chi propaganda i messaggi, ma con i mezzi di oggi è veramente difficile non controllare e non verificare certe cose.

C’è poi il discorso “politico” del referendum. In molti andranno a votare per mandare a casa Renzi (cosa alquanto improbabile, ma c’è chi ci crede, e poi non si sa mai), e non sono in pochi a chiedersi se valeva la pena di personalizzare così. Tuttavia, anche in questo caso c’è una forte “colpa” popolare, che non è in grado di cogliere il referendum come strumento decisionale, e lo vede solo come “ghigliottina” politica.

Visto che domani è il gran giorno, butto giù due righe per spiegare perché voterò Si, in una città dove la maggioranza è schierata per il No (e non è disposta a discutere).

Sostanzialmente, condivido la maggior parte delle proposte. E questo è ovvio. Ma la parte che più mi piace della riforma è proprio la modifica delle competenze. Camera e Senato finalmente si separano, compiendo un passo che doveva essere già fatto. Il nuovo assetto si avvicina a quello che è lo “standard europeo”, che vede una Camera con funzione nazionale (e quindi elettiva, in modo democratico), ed un Senato con funzioni territoriali e locali (che non sappiamo come funzionerà, ma il discorso va fatto dopo, se passa la riforma).

Un po’ come i processori dei computer, duplichiamo la capacità legislativa del paese: non avremo più due cloni si occupano entrambi delle stesse cose, ma due settori separati che si occupano di cose diverse. A livello territoriale questo è un grande vantaggio, perché una proposta locale non dovrà attendere tutto l’iter legislativo nazionale prima di essere considerata. In questo modo, avremo due cervelli, uno che si occupa esclusivamente della legislazione nazionale, ed uno che guarda ai singoli territori.

C’è il discorso dell’elettività dei senatori però. A chi è digiuno di nozioni politiche, poco importa il concetto di rappresentanza ed elettività, che verrebbe meno con il nuovo assetto del Senato. E queste persone evidentemente sono in maggioranza, perché alla sola idea di non eleggere i senatori in molto saltano dalla sedia. In realtà è un non-problema: ancora non sappiamo come avverrà l’elezione, ma se dovesse passare non sarà certamente a suffragio nazionale, bensì locale/regionale.

In molti parlano di questo nuovo sistema come un pasticcio caotico e confuso, che è meglio evitare. L’obbiezione è spesso avvalorata dalla tesi “il sistema può funzionare bene già per come è impostato oggi“. Ed è verissimo. Il problema è che non l’ha mai fatto. Anzi, con un sistema bipartitico o tripartitico come il nostro, l’approvazione di un DdL o di un PdL è quasi sempre un’impresa. C’è un motivo se bisogna ricorrere ad alleanze, coalizioni, patti e fiduce per far approvare “afforza” qualcosa. Altrimenti non si fà mai, o si fa con tempi biblici e importanti modifiche dal testo originale.

Iniziamo quindi a entrare nel concetto di “governo forte”, che tanto non piace. In molti lo additano con “dittatura”, “oligarchia”, “lobby” e quant’altro, ma probabilmente più per ignoranza persona che per merito del discorso. Tutti i governi funzionano a maggioranza. E’ ovvio che chi vuole governare, in un modo o nell’altro, deve avere i numeri. Altrimenti, non se ne fa niente. Fornire ad un governo la garanzia di poter governare è un caposaldo della democrazia (cioè dell’espressione della maggioranza), che non vuol dire “ignorare le opposizioni”, ma dargli il giusto peso. Non fare questo passo vuol dire condannarci sempre ad un sistema bipartitico o tripartitico, di difficile gestione (basti vedere le composizioni del Parlamento fino ad oggi).

L’Italia è la quarta economia Europea, eppure si ha la percezione che sia ancora il fanalino di coda dell’eurozona. Non è così. E con un sistema adeguato, il paese può funzionare meglio. La riforma della costituzione, che è molto modesta e moderata, non avrà nè impatti catastrofici nè impatti miracolosi. Si tratta di una modifica operativa, un po’ come quando si modifica il funzionamento di un ufficio: l’utente finale non vede nulla di diverso, ma all’interno qualcosa è cambiato. Ed è ovvio che il cambiamento è un incognita: sulla carta può funzionare benissimo, ma non possiamo sapere come andrà fino alla prova reale.

Nel corso degli anni, la Costituzione è già stata modificata 16 volte, quando nel bene e quando nel male. Il suo testo si è allungato, rispetto a quello originale, di circa 2000 parole. Perché? Per complicare le cose? No. Ma per il semplice fatto che la realtà e le condizioni cambiano. Continuamente. Ed anche le leggi vanno adeguate e ammodernate a quelle che sono le condizioni del tempo in cui si vive. Nessuno nega che si possa sopravvivere con un vecchio sistema, ma il problema è un altro: si è in grado di competere con chi il sistema lo aggiorna e lo rende sempre più performante?

Per questo voterò Si. Non tanto per ridurre i costi, per abolire in CNEL o per ridurre i Senatori. Principalmente, per cambiare l’assetto del paese, e farlo diventare simile a quello di tutti gli altri paesi Europei. Quei paesi dove oggi io e tanti altri ragazzi siamo costretti ad emigrare per lavorare. E li rimaniamo abbagliati da come funzionano le cose, ci piace, è semplice. E vorrei che divenisse così anche da noi. A casa.

Detto questo… non c’è quorum. Vince chi prende anche un solo voto in più, e penso proprio che vincerà il No. Spero vivamente  che l’affluenza sarà alta, superiore al 70%, e che superi le aspettative così come i votanti dall’estero (mai così numerosi).

Buon voto! 🙂