“Nobody has money, but everybody have a good car”

Oggi ho passato una mattinata ad aspettare. Sono stato fermo al portone di un palazzo in centro per più di un ora, e nonostante il mio aspetto intimorisca un po’ di persone, c’è anche chi non disdegna di fare quattro chiacchiere con me. Visto il freddo ed il forte vento, un’anziano inquilino, nel coprirsi bene, tergiversa sul tempo, sul freddo, e su quello che andava a fare: era uscito solo per comprarsi una bottiglia di vino, da bere durante la giornata. “Esco ora e non esco più“. In appena 10 minuti è andato e tornato, con solo una bottiglia di vino come trofeo.

A fianco del portone si trova un’affollata panetteria, in genere sempre molto piena. Per quanto sia nuova, ha preso bene, fa buoni prodotti, molto assortiti. Sta andando, insomma. Oltre al via vai di clienti, c’è anche un nutrito gruppo di persone a fare l’elemosina. In questi casi c’è sempre una netta separazione dei ruoli: prima c’era una zingara, con bimbo a seguito, ma una volta andata via sono arrivati due neri. O ci sta uno o ci sta un’altro, è una regola fissa del mondo dell’elemosina in strada. La questua si fa a turni.

Dopo un discreto successo e diversi alimenti, la donna lascia il posto ai due giovani neri, che però non hanno la stessa fortuna. Dopo oltre 30 minuti senza ricevere nulla (ma proprio nulla, se non qualche male parola), uno dei due se ne va. L’altro si rivolge a me, chiedendomi prima dei soldi, poi un paio di scarpe. Spicci non ne avevo, ne un paio di scarpe di riserva in tasca. Tuttavia, gli ho proposto di arrivare al centro per migranti della Caritas, vicino al Duomo, dove forse avrebbe potuto trovare qualche indumento più adatto.

Ci siamo incamminati. Il ragazzo ha iniziato a parlare con me, in inglese, e ce la siamo cavati entrambi piuttosto bene. Mi ha detto di venire dalla Nigeria, che era a Crotone da circa 3 mesi, e che era scappato non tanto “dalla guerra” ma dalla povertà. Era stato a Sant’Anna, ma “non lo fanno più rientrare”, e non sa dove dormire. Sembra davvero un “novellino”: non solo non conosce per nulla la città, ma non conosce neanche alcuni volti storici dell’immigrazione locale, che fungono quasi sempre da riferimento per moltissimi immigrati. Nel camminare, mi dice:

Tutti mi dicono di trovarmi un lavoro, ma nessuno me ne da uno. Che devo fare? Non posso andare da nessuna parte, non ho soldi. Qui tutti mi dicono che nessuno ha soldi, ma poi girano con tutte queste macchine, belle, grandi, costose! Però nessuno ha soldi per me.

Una frase paradossale, per certi versi. Perché è la stessa cosa che dicono molti di noi, giudicando altri “locali”. C’è pure un detto tipico: “Lusso e pane in credenza“. Eppure, questa volta, a dire questa cosa è stato un immigrato a Crotone da pochi mesi. Una considerazione amara quanto vera. Tuttavia, gli spiego che piuttosto che chiedere l’elemosina, esistono centri appositi per aiutare chi è in difficoltà. Prima non ci crede, ma comunque mi segue.

Nel frattempo, siamo arrivati al centro immigrazione. Vede la croce, e mi dice che anche lui è cristiano. Spera di ottenere almeno una giacca più pesante, e non crede che tornerà il bel tempo. Mi saluta ed entra. In bocca al lupo.