Ti ricordi la rotta dei Balcani?

Il tema dei migranti è diventato nuovamente centrale nel dibattito politico nazionale e internazionale. L’Ungheria ha provato (con un referendum) a respingere le quote proposte (non imposte) dall’Unione Europea, ma ha fallito. Numerosi stati balcanici si sono dotati di muri e recinzioni anti-migranti. La politica della Merkel si è rivelata un’arma a doppio taglio: incredibilmente progressista sul piano istituzionale, difficilmente compresa dalla popolazione. E Trump parla di un muro con il Messico.

In tutto ciò, la rotta balcanica non si è mai chiusa definitivamente. L’emergenza migranti in Grecia e Turchia è ancora altissima, e milioni di persone continuano a transitare in tutta l’Europa dell’Est. Attualmente, l’Europa sta pagando la Turchia per contenere gli arrivi. E oltre alla crisi del medio oriente, non si è mai placata neanche la crisi nell’Africa, che vede il 2016 anno record degli sbarchi.

L’europa non è ancora veramente pronta al flusso migratorio, nonostante sia una nazione basata proprio sulle migrazioni. L’Europa dei colonizzatori ha paura di divenire l’Europa dei colonizzati, ed il passare del tempo sbiadisce e annulla i ricordi, antichi e recenti. Tutto l’est Europeo, il Medio Oriente, l’Asia… siamo il vecchio continente. Siamo figli di migranti, e la razza è un’invenzione piuttosto recente nella nostra storia. E nonostante ci sia sempre qualcuno che si ostina a tirare in mezzo le radici cristiane dell’Europa, ci si dimentica sempre quel dannato passo: dov’è tuo fratello?

A tal proposito, va segnalata l’iniziativa “Do you remember the Balkan route?“, un progetto interamente autoprodotto di graphic journalism. Un viaggio, svoltosi nel Dicembre 2015, tra Ungheria, Serbia, Croazia e Slovenia, i paesi dove più si accusa la presenza ed il transito di migranti. La maggior parte sono diretti in Germania, e non tutti gli stati si sono attrazzati a dovere per il loro transito, tanto da ricordare ed evocare immagini di un passato non troppo remoto.

La migrazione è una componente fondamentale dell’essere umano. E’ difficile, se non impossibile, contrastarla o eliminarla. Come dicono i Radicali da decenni, c’è bisogno di corridoi umanitari, e non di soluzioni temporanee e inappropriate. C’è bisogno di un mondo che sia in grado di accogliere, quando è il momento.