La disconosciuta masseria dei Suriano

L'edificio in stato di abbandono
L’edificio in stato di abbandono

Andando verso il mercato rionale di Via Panella, lo conoscete un po’ tutti. E’ l’ultimo casolare “antico” ancora completamente in piedi nel centro cittadino, e svetta al centro di una grande distesa di fango e terra. Tutto attorno la modernità e già arrivata, e tra i palazzi e le ipotetiche opere di bonifica, sembrerebbe una struttura destinata a svanire.

Se chiedete a qualcuno della zona o al mercato, vi verrà detto che era una fattoria, una casa “di campagna” di chissà quale periodo storico. Oggi, l’edificio versa in completo stato di abbandono: usato come discarica, vandalizzato e come ritrovo di tossici (le finestre murate sono state rotte, e ci si può tranquillamente entrare). Nessun piano comunale di recupero, nessun intervento degli attuali proprietati del fondo, e l’area tutta attorno usata come parcheggio.

Parliamo della Masseria Suriano, situata tra il mercato rionale, l’asilo comunale e il Tribunale, in un ampio sterro argilloso/fangoso detto Orto Campitella, dal cognome degli ultimi proprietari. Su quest’area vige un vincolo e non si può costruire, anche perché ci sono evidenze di più periodi storici. Non parliamo solo della casa che tutti vediamo, ma di un importante complesso di edifici e pozzi sotterranei che una volta erano fondamentali per la città, perchè servivano a conservare il grano.

La struttura, infatti, è composta da più edifici. Oltre alla “casa” principale, facevano parte della masseria: i due poderi ancora esistenti vicino a Via Silvio Carpino (dietro le giostre) usati per custodire gli animali, dove oggi troviamo una rimessa di auto ed una attività di restauro mobili; un pozzo, nei pressi dei poderi, che venne usato come fonte d’acqua per la città fino al secondo dopoguerra (assieme a quello di Acquabona); un altro pozzo, che si trova nell’attuale mercato, e che serviva per conservare il cibo (potremmo definirlo una sorta di silos). Fungeva insomma una sorta di azienda agricola dell’epoca, dove i prodotti della terra venivano anche lavorati e conservati.

Questi resti sono quelli ancora oggi visibili, a livello del terreno, e a parte il palese stato di abbandono e incuria sono conservati abbastanza bene. La parte più interessante però si trova nel sottosuolo, e consisterebbe in diversi pozzi ipogei, costruiti per la conservazione del grano. E’ tradizione antica infatti la conservazione degli alimenti in quelle che oggi potremmo definire cantine: non essendoci i frigoriferi, si preferivano ambienti umidi e freschi, che si trovavano facilmente sotto terra. Così venivano conservati i cereali, ma anche le carni, i formaggi e quant’altro andava “stoccato”.

Tuttavia, all’inizio del XVII secolo, le cose iniziarono a cambiare, sopratutto per quanto riguarda il grano. L’alimento infatti si conservava perfettamente, anche se acquisiva un forte sapore di umido, di muffa, che poi veniva trasferito anche al pane. Si inizò dunque a cambiare luogo di conservazione, da sottoterra si passò ad appositi magazzini a livello del suolo. La città di Crotone era dotata di numerosi pozzi del genere (in tutto il centro storico, sopratutto in Via Risorgimento e a Discesa Fosso), che vennero svuotati e tombati. Il grano venne trasferito ai nuovi magazzini costruiti lungo quella che oggi è Via Mario Nicoletta, edifici fatiscenti e abbandonati tutt’oggi in piedi (noti come magazzini Caloiro).

Di questi pozzi ne sono rimasti pochissimi, sopratutto in città. Ne sono noti alcuni nel centro storico, ma non sono quasi mai accessibili. Solo sotto il casale invece, si pensa possano trovarsi tra i 5 e i 7 pozzi, con tanto di grano. Reperti ancora intatti, di un’epoca passata e dimenticata ma non arcaica, quando il grano costituiva una delle più importanti riserve per l’uomo. Uno visibile per esempio si trova al palazzo Zurlo-Berlingieri, a Scifo, pozzo che subì un ampliamento in verticale ma che si trova per la maggior parte sotto terra. Oggi, anche quell’edificio è completamente in stato di abbandono, in attesa di cadere completamente o di finire a mare.

Inoltre, sempre nell’area dell’Orto Campitella, sono stati rinvenuti una serie di reperti più antichi. A seguito degli scavi effettuati negli anni ’70 per la costruzione dell’asilo comunale saltò fuori un’area della città magno-greca, composta di numerose abitazioni e botteghe. L’area venne dunque vincolata a “zona verde”, in modo da evitare ulteriori scavi e costruzioni e preservare i reperti. l’idea, già allora, era quella di creare un “parco bio-archeologico urbano”, a seguito di dettagliati scavi e campionamenti.

Con i fondi PSU 2000-2006, nell’area dell’orto Campitella doveva (e dovrebbe) sorgere una sorta di grande piazza, con percorsi pedonali, aree parcheggio, panchine e quant’altro, al fine di consegnare alla popolazione un nuovo spazio di aggregazione sociale. Tuttavia, l’area è rimasta in totale stato di abbandono, e i lavori non sono mai partiti. Non sappiamo che fine abbia fatto quel milione stanziato per il recupero, ma sappiamo per certo che il Comune di Crotone ha subito (e perso) una causa proprio in quel terreno, a seguito della quale si interruppe ogni progetto.

L’area appartiene ancora oggi ad un privato, e per adesso non è chiaro cosa ne sarà. Non sembra esserci nulla in programma da parte dell’attuale amministrazione, per cui possiamo dedurre che la zona rimarrà in queste condizioni ancora per diversi anni. Sarebbe interessante capire a chi va l’onere di un’eventuale manutenzione ordinaria: nonostante i netturbini puliscano quotidianamente i rifiuti lasciati attorno tutto l’edificio, si dovrebbe procedere anche un recupero dall’interno, oltre ad un controllo strutturale.

Non posso che augurarmi che l’attuale amministrazione prenda a cuore la questione, anche perché potrebbe vantarsi di un bel progetto di riqualificazione urbana. Non dimentichiamoci che ci troviamo in pieno centro città, e costituirebbe un importantissimo recupero di una zona alquanto degradata.

Se poi una volta tanto si riuscisse anche a valorizzare, non sarebbe così male.