Perchè la proposta “taglia stipendi” non va bene

Si sta parlando molto, non solo sui giornali, della proposta del M5S che si sta discutendo in Parlamento già da ieri. La proposta di legge è detta “taglia stipendi”, ed ovviamente riguarda la retribuzione dei parlamentari: si abbasserebbe il totale massimo (tra indennità, diaria e rimborsi vari) dai circa 11.000€ attuali a circa 8500€ (netti). Non è una riforma molto radicale, dato che si abbasserebbe l’indennità a 5000€, la diaria a 3.500€ e i rimborsi a 2.500€ (lordi). Molti partiti hanno fatto una controprosta, ed è estremamente probabile che la proposta non passi, sopratutto se non ci sarà alcuna apertura da parte del M5S.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che “ai politici” vadano un po’ chiusi i rubinetti. Ma siamo anche d’accordo sul fatto che il lavoro da Parlamentare vada pagato in modo adeguato. La proposta del M5S prevede di abbassare tutte le cifre, ma di fatto rischia di essere poco incisiva dato che lascia inalterati i “privilegi”. La diaria e i rimborsi, per esempio: sommandoli, viene una cifra molto più alta di 11.000€. Considerate che molto rimborsi sono “a forfait”, ed un parlamentare può dichiarare, ad esempio, fino a 1.331€ al mese per “trasferimenti in aeroporto”. Inoltre, non dimentichiamoci delle esenzioni, come pasti e trasporti (tutti, dal treno all’aereo, dall’autostrada al traghetto) completamente gratuiti.

Ora, una persona che guadagna 11.000€ netti al mese, non è in grado di pagarsi tutto di tasca sua? Non dovrebbe essere così difficile far tornare i conti. Per questo, penso che vadano attaccati e rimossi/ridotti tutti i costi accessori di un parlamentare. Ridurre l’indennità vuol dire dar senso ai rimborsi di esistere. Lasciarla invariata invece (dato che è sulla linea di tutti gli stipendi Europei) vuol dire deleggittimare i rimborsi: quantomeno, renderli più selettivi, meno liberi da controlli e vincoli, e sopratutto limitarli.

Questa pessima proposta di legge è davvero strumentale, e rispecchia il bieco modus operandi del M5S. Legittimerebbe ancor di più i privilegi accessori come la diaria e i rimborsi, dato che abbassando l’indennità questi si renderanno necessari. Quando invece il male si cura alla radice, andando ad agire sui diritti acquisiti, e non sull’indennità. Ma probabilmente il movimento vuole dimostrare tutt’altro.