Compagni spaesati

Il volantino spartano
Il volantino spartano

Chi mi conosce, sa bene la mia appartenenza politica, e la mia attenzione a tutto quello che riguarda l’emisfero Comunista, anche nel 2016. Non solo a livello politico, ma anche ideologico, sociale, intellettuale. Il Comunismo esiste ancora, resiste, ma non sempre è espresso nel migliore dei modi.

Sul finire di Settembre a Crotone si è ricostituito il circolo del Partito Comunista Italiano. Torna il PCI, tanto amato e tanto odiato, ma ritorna. Erano diversi anni (almeno da 2012) che avevo perso i contatti con il vecchio circolo, che si dissolse praticamente nel nulla. Per quanto anacronistico, avere un punto di riferimento è sempre un bene.

Ma… qualche giorno fa stavano ditribuendo questi “volantini”. Molto semplici, spartani: dei semplici fogli A4 stampati su un lato, in bianco e nero. Fatti a risparmio, in piena ottica Comunista (sarà…). Sempre meglio di altro? Purtroppo no. Il contenuto però non è dei migliori, anzi, è figlio di una logica e di una propaganda che il Comunismo ha sempre combattuto, nonostante l’ampia diffusione nella “base”. Sulla sinistra troviamo scritto l’Art. 70 della Costituzione proposto dalla riforma costituzionale, mentre sulla destra l’attuale articolo. In basso, il logo del PCI con scritto “Un futuro grande come una storia. La nosta“.

Non c’è scritto “Vota No”, ma è implicito. Il senso del volantino è: guarda come complicano tutto, è così facile adesso! Il cosiddetto “attacco dell’ignorante”, che attacca ciò che non capisce, accusandolo di peggiorare una situazione apparentemente comprensibile. Purtroppo, le cose non si spiegano così, men che meno si capiscono. E lo dovrebbero sapere bene, i compagni del nuovo circolo, dato che il Comunismo non è stato spiegato a slogan e cose dette a metà. Questa è stato il mezzo di diffusione (le solite frasi fatte), ma il Comunismo, per essere spiegato, a richiesto una mole enorme di libri, lettere, post-it e diari. Di fatto, esistono i due filoni principali del Comunismo teorico: quelli che lo studiano in maniera e lo approfondiscono, e quelli che si limitano a ripetere ciò che sentono.

Nello specifico, le accuse mosse al nuovo Art. 70 sono piuttosto assortite. C’è chi non lo capisce, chi lo ritiene troppo complicato, chi lo definisce “caotico”. Tutti, ovviamente, prevedono un peggioramento della situazione. Ma non dovrebbe esserci bisogno di essere costituzionalisti per capire una cosa: l’attuale articolo è così breve per il semplice fatto che Camera e Senato fanno le stesse identiche cose. Grazie al kaiser che basta un rigo per dire tutto. Cambiando le competenze, è necessaria una spiegazione più approfondita.

I “nuovi” compagni dovrebbero ricordare che, per togliere ogni dubbio e per dare forza al proprio pensiero, Marx scrisse 3 tomi del Capitale. Non un foglietto con qualche grafico, non uno slogan da bar, non la blanda ripetizione di quello che già si diceva nelle strade da qualche tempo (tutti ladri, sfruttamento delle masse), ma un approfondito e ricco lavoro, dettagliato in moltissime variabili possibili, e relative conclusioni. Forse la matrice del nuovo circolo non è Marxista, ma non vi è una figura di riferimento che non abbia scritto, in modo dettagliato, il proprio pensiero.

Il rischio qui è duplice: da un lato potremmo ritrovarci con un circolo PCI assolutamente inutile, che fa opposizione per partito preso e che quindi non sa dove/come collocarsi nello scenario politico locale; dall’altro, potremmo ritrovarci con un circolo PCI che va contro a quello che è uno dei capisaldi del Comunismo, ossia la conoscenza. Quella descritta, in miriadi di testi, come l’elevazione delle masse, la diffusione della conoscenza, tanto travisata negli anni del boom economico (e dal PCI dell’epoca) e messa da parte per anni.

Il Comunismo, prima di essere un partito, è un’idea. Un altro concetto di mondo. Non è solo la vecchia lotta al capitalismo, o l’ostruzionismo al governo di turno (la cosiddetta “sinistra acida”), ma è una concezione chiara del mondo che ci circonda, di cosa succede. Non è opporsi a tutto, e non è neanche asservirsi a tutto. E’ una giusta via di mezzo.

Il circolo locale, “ovviamente”, segue le direzioni nazionali: loro votano No. Sembrano avere delle idee piuttosto confuse a riguardo, come la maggior parte di quelli del fronte del No. Anche i compagni sono spaesati. O forse cavalcano solo l’onda (l’ennesima) di antipolitica, cercando di portare qualche iscritto/tesserato in più. Un tentativo “da sfruttatori”, deplorevole.

Forse, la matrice è Bakuniana, e si basa sull’idea che la povera gente sia sempre pronta a ribellarsi. Forse, la matrice è Trotskista, e si auspica un rivoluzione continua, perenne. O forse, ci si ispira al “comunismo artigianale” di Weitling, che era contrario a quasi ogni forma di intellettualità, teoria e propaganda (che appunto erano considerate forme di oppressione). Io, invece, sono di altre idee: non c’è rivoluzione senza teoria. ma teoria vera, no di parte. Ogni sommossa scoordinata e senza fine, finisce con l’essere un tentativo vano, un fiammifero senza seguito.

Secondo Annenkov, fù sempre Marx a dire: Finora l’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!