Limitarsi al proprio

Questa sera a Si o No sono stati ospiti Luciano Violante e Tomaso Montanari, che si sono cimentati in un civilissimo dibattito sul referendum, uno dei più calmi e pacati fino ad ora. Un dibattito piacevole, “vinto” indubbiamente da Violante, che ha mantenuto un filo logico nella discussione e che ha sempre fornito dati e numeri reali.

Montanari invece ha mantenuto una sua linea durante tutta la puntata: si è perennemente contraddetto. Una serie di giravolte sulle competenze, sui numeri, sulle ipotetiche catastrofi della riforma e dell’Italicum, e poi smentite, poi riconferme, poi attacchi contro l’attuale sistema e poi elogi dello stesso. Insomma, ù ssà capìt.

Quello che mi viene in mente, è che c’è un tratto distintivo. Montanari è molto simile a Sgarbi, non solo per la professione e per gli studi svolti, ma anche per gli approci che ha verso i temi della politica. Non c’è un approcio solido e concreto, ma piuttosto una visione della politica parafrasata in senso artistico. Discutono una politica ipotetica, un “come dovrebbe essere la politica se fosse fatta a regola d’arte”, un classico disegno utopico che quasi mai si sposa con la realtà.

Un modo elegante per dire che di politica, queste persone, hanno un disegno molto vago e irreale. E che per questo, non vanno prese molto sul serio quando parlano di questo. Meglio ascoltarle quando parlano d’arte.