Il Sud conservatore

L'infografica completa (via CorSera)
L’infografica completa (via CorSera)

Oggi siamo in tema di sondaggi. Il 2 Ottobre scorso il Corriere della Sera ha pubblicato una dettagliata infografica basata su diversi sondaggi condotti nel corso dell’anno sull’esito del Referendum Costituzionale del 4 Dicembre prossimo. Stando ai dati, attualmente il “No” è in vantaggio al 52%, trainato sopratutto dal Sud Italia, dove si registra uno scostamento fino al 16% rispetto al Nord.

L’infografica mette in chiaro un paio di punti fondamentali: anzitutto, che la distanza tra i Si e i No è veramente minima, ma viene amplificata dal numero di coloro che non andranno a votare, sempre al di sopra della soglia del 40%. Una cosa che sarebbe gravissima, anche se non influenzerebbe l’esito del referendum dato che non è previsto il quorum. In secondo luogo, appena il 10% degli intervistati ha dichiarato di conoscere la riforma nel dettaglio, mentre il 44% dichiara di conoscerla a grandi linee. Anche questa non è una bella notizia, considerato che c’è un consistentissimo 38% di persone che ne ha giusto sentito parlare.

Se volete cogliere l’occasione, ho preparato un bel resonconto della Riforma Costituzionale. Ma torniamo a noi.

L’altra cosa sorprendente, è che la percentuale delle persone d’accordo con le varie modifiche costituzionali è sempre maggiore della percentuale delle persone che non sono d’accordo. Il che è un controsenso, considerando che questa maggioranza non rispecchia l’esito del sondaggio, che di fatto boccia la riforma. Ed è probabilmente un indice chiaro di ciò che si dice da mesi: molti andranno a votare con un fine politico, e non nel merito della riforma. Un’altra cosa gravissima.

Ma l’aspetto che mi interessa particolarmente è quello relativo al Sud Italia. Non so se sia un refuso il fatto che il Sud sia presente due volte (Italia Centro Sud e Italia Sud e Isole, quale dovrò considerare per la Calabria?), ma il dato comunque è quello. Al Sud, il 57/58% voterà contro la riforma: nel dettaglio, il 26/28% voterà No, mentre i picchi di astensione si trovano sul 44/45%. Un dato terribile, che spinge anche il Corriere a formulare qualche ipotesi. Com’è possibile che il Sud, che è “a trazione dem”, sia schierato per il No? C’è chi dice che tanto, rispetto al Nord, da noi non c’è nulla da perdere. C’è chi dice che si tratta di insoddisfazione politica. E sopratutto ci sono diversi governatori regionali che si sono apertamente schierati per il No, per ragioni puramente politiche.

Ma c’è un’altra considerazione da fare. Il Sud ha sempre votato “contro”. Sin dal referendum tra monarchia e repubblica, dove al Sud prevalse con alte percentuali la casa reale. Ma contro cosa? Non si trattava di uno schieramente politico, ne di rassegnazione politica, bensì di servilismo. I voti del Sud sono sempre stati asserviti ad una causa, che mai nulla ha portato al meridione. Una causa esterna, combattuta da qualcun’altro, per altri fini.

Forse è più facile credere che al Sud siano tutti “di sinistra ma quella vera però”. O che siano tutti costituzionalisti. Ma la realtà è molto diversa, e ci dice che al Sud ha sempre prevalso una visione conservazionista delle cose. Per quanto potesse andare male, l’importante era salvaguadare “ò sistema”, che finché dura si campa. E lo è tutt’ora. Certo, ci sono anche i delusi dalla politica, quelli del voto di protesta. Ma sono solo una piccola percentuale nel mare di disinteresse politico che attanaglia sopratutto le regioni del Sud.

Questo disinteresse diventa poi una veicolazione del voto. E’ molto facile convincere quel 38% di intervistati che la riforma l’hanno solo sentita. Soprattuto sul fronte del No, che sebbene sia molto sconclusionato e poco incline ad entrare nel merito risulta essere quello più efficace a livello comunicativo. Ed è facile proprio perchè non solo non la conoscono la riforma, ma non si andranno neanche ad informare. Bastano le parole, e così è anche per una buona parte di quel 44% che si dice abbastanza informato.

Insomma, il trend sembra essere ben delineato. Per fortuna, Mario Oliverio si è “schierato” dalla parte del Si, e con lui buona parte del Consiglio Regionale. Vedremo presto le posizioni dei vari Sindaci, mentre nel frattempo iniziano a spuntare manifesti per il Si e comitati per il No. Se il No dovesse passare a causa dei voti del meridione, non avremmo più scuse: siamo “noi” a non volere nessuna forma di miglioria, di ammodernamento. Da sempre.