La triste storia di Ilaria Capua

Mercoledì 28 Settembre la Camera dei Deputati ha approvato le dimissioni di Ilaria Capua: 238 voti favorevoli, 179 contrari. La notizia non ha avuto il giusto eco a livello nazionale, e sento il bisogno di fare un piccolo riassunto, per ricordare un paio di concetti: la gogna mediatica e il deplorevole lavoro di alcuni giornalisti (purtroppo senza conseguenze).

La storia di Ilaria Capua, infatti, è una storia triste. Deputata dal 2013, è una ricercatrice riconosciuta a livello internazione, specializzata in virologia. Particolare importanza hanno avuto i suoi studi sull’aviaria, e sopratutto le sue decisioni: nel 2006 decise di pubblicare in open access la sequenza genetica del virus dell’aviaria, al fine di condividere più informazioni e favorire la ricerca internazionale. Un approcio molto criticato, ma che ha dato i suoi frutti, ed ha portato ad una prima rivalutazione sul metodo.

Il 4 Aprile 2014 il settimanale l’Espresso pubblicò una pesante inchiesta sulla Capua ed altre 38 persone, dall’inquietante titolo “Trafficanti di Virus”. Il giornalista Lirio Abbate ottenne una parte della documentazione dei magistrati, che conducevano un’inchiesta sulla Capua già da un decennio: si ipotizzò un presunto accordo tra la virologa e alcune case farmaceutiche, che prevedeva la diffusione volontaria del virus dell’aviaria in diversi allevamenti del nord Italia, in modo da poter trarre profitto dalla vendita dei vaccini. Un’inchiesta seria, pesante, che nel 2014 era ancora in corso.

Il settimanale però non ebbe pietà, e pubblicò un numero, con tanto di copertina e lunga inchiesta, sulla presunta compravendita. Vennero scritte un sacco di falsità, presunzioni, illazioni. Tutte basate sulle carte dei magistrati, che nel silenzio conducevano un lavoro ben più serio. Non si limitarono ad un solo numero, ma ne pubblicarono diversi, per più settimane, alimentando domande e ipotesi, scenari e falsità.

Ovviamente, la vicenda gettò una pesantissima ombra sulla virologa. Venne pesantemente accusata a livello internazionale, e la stampa Italiana diede un eco enorme alla vicenda. La cosa finì anche per rovinare la sua attività di parlamentare, tanto da costringerla a dover dare le dimissioni. Nel frattempo l’inchiesta è andata avanti, e la posizione della virologa è andata via via sbloccandosi. La rivista Science pubblicò un lungo articolo in cui criticava le procedure dei NAS, definendole imprecise e poco affidabili. Da li in poi, furono in molti i ricercatori internazionali che si schierarono dalla parte della Capua. Ma in Italia la cosa passò in sordina.

La svolta è arrivata il 5 Luglio del 2016: la Capua è stata prosciolta da ogni accusa. Il fatto non sussiste, è innocente. Dopo 11 anni di indagini, in cui la virologa non è mai stata ascoltata dai magistrati, tutte le ipotesi dell’accusa venivano smontate in solo colpo. Ma purtroppo, anche questa notizia passò in secondo piano, e solo pochi giornali se ne interessarono attivamente. Uno di questi fù sempre l’Espresso, sempre lo stesso giornalista Abbate, che sostiene ancora di voler svelare il “business”.

Questa mancanza di rispetto verso il lavoro altrui è un tratto di italianità. La cosa terribile è che viene fortemente fomentata dalla stampa, certe volte. E nel momento in cui le situazioni si sbloccano, e gli imputati vengono prosciolti, non c’è mai giustizia. Nessuna errata corrige, nessun articolo compensativo, neanche le scuse. Niente. Anzi, va a finite che resti il cattivo che l’ha scampata.

Cosa ha prodotto questa brutta storia? Ilaria Capua ha accettato un lavoro all’estero, negli Stati Uniti. Lavorerà nel suo settore di sempre, e lavorerà in libertà. La scelta di andare via è stata dettata anche dalla gogna mediatica, che ha pesantemente minato la sua credibilità e la sua persona. Una gogna ingiusta, sulla quale hanno mangiato in molti. Insomma, una figura che dovrebbe essere una risorsa per il paese, da valorizzare e da mostrare con orgoglio, è costretta ad andare via perché non si è mai profeti in patria.

Cosa ne dobbiamo dedurre? Che l’Espresso è uno spreco di carta e inchiostro. Una rivista pessima, che non è nuova alla pubblicazione di notizie false o totalmente inventate: più recente è infatti il “Caso Crocetta”, totalmente inventato da due “giornalisti”. E poi, che esistono delle persone pessime, che potremmo quasi definire sciacalli, come Lirio Abbate. Una figura che non ha vergogna nel continuare la sua crociata nonostante la palese smentita. Uno di quelli che anche se sconfitti, se ne escono che vanno avanti.

Nessuno glielo chiede. Anzi, quello che andrebbe chiesto è perché non è stato ancora radiato dall’albo.