Fronte ballerino

Con stasera, sono già due volte che Matteo Renzi partecipa ad un confronto televisivo sul referendum. Il primo, una settimana fa, alla trasmissione Otto e Mezzo, condotta da Lilli Gruber, dove si é confrontato con Marco Travaglio. Stasera alla trasmissione Si o No, condotta da Enrico Mentana, dove si é confrontato con Gustavo Zagrebelski.

In entrambi i casi, Renzi ne é uscito piuttosto bene. Il motivo principale é stato che sia Travaglio che Zagrebelski hanno cambiato il discorso, e non hanno affrontato il tema del referendum, ma hanno parlato (male) del governo Renzi. La cosa ancora piú assurda é stata che nessuno dei due ha risposto alle domande poste: una bella sorpresa, sopratutto per quanto riguarda Zagrebelski, che ha sempre aggirato le domande per porre il suo punto di vista.

La sensazione é che anche i piú presunti “informati”, in fondo, parlino di cose che non stanno ne in cielo ne in terra. Hanno dei timori, leciti, ma motivati non dal merito della riforma, ma solo da presunte paure e visioni estremiste. E spinte solo dall’accanimento verso il governo in carica.

Mentre Travaglio si é dimostrato tristemente inconsistente, Zagrebelski ha mostrato delle posizioni piú sensate, in parte condivisibili, ma spesso esagerate. Volutamente ingigantite. Come l’idea delle minoranze non rappresentate, o delle minoranze capaci di bloccare l’elezione del Presidente della Repubblica. Cose irreali, ipotesi assurde anche nella loro logica.

Il fronte del No continua ad essere, insomma, terribilmente privo di argomenti nel merito della questione, e continua ad usare il referendum come arma politica, contro Renzi. Cosi facendo, asservono la democrazia (quella vera) ai loro giochi, alla loro retorica e alla loro demagogia. E fanno come il pazzo del villaggio: disposto a distruggere tutto pur di dimostrare che ha ragione.