Derive

Poco prima dell’inizio dell’evento “Italia a 5 Stelle“, che si sta tenendo in questo momento a Palermo, Beppe Grillo ha fatto una dichiarazione controversa, definendosi “il capo” del Movimento 5 Stelle. Per qualcuno, questa dichiarazione è la scoperta dell’acqua calda: sappiamo infatti da tempo che, nonostante i buoni propositi (a parole), il M5S non sia quello che vuole far sembrare all’esterno. Tuttavia, è una dichiarazione preoccupante, che cozza con molti principi del movimento (oltre che con la democrazia stessa).

I partiti politici e i movimenti, infatti, non hanno capi, ma dei rappresentanti regolarmente eletti. Nessun partito politico del bel paese ha mai avuto un capo (dopo il ’45), men che meno i movimenti, che anzi, per definizioni sono sempre stati molto più “liberi”. Il M5S invece, nonostante gli eletti dai cittadini, si ritrovano con una figura pronta a “definire la linea politica” (ossia prendere le decisioni) esterna, autoproclamata. E’ una cosa molto grave, perché vuol dire che la linea del movimento stesso sarà assoggettata alle decisioni di Grillo. E abbiamo già visto tutte le incompetenze e incoerenze del genere. Una cosa che non succede in nessun altro partito, attualmente.

C’è dunque una profonda incapacità nel gestire e amministrare gli esponenti del movimento, tanto da richiedere addirittura di avere “un capo”. Una parola che da un’asset aziendale più che da movimento. Ed è forse questo l’elemento caratteristico del M5S, ossia il fatto che sia pensato proprio come un’azienda: le regole sono queste, e se non le rispetti ti cacciamo fuori. Un purismo becero, non necessario e che ha ampiamente palesato i suoi limiti, partendo proprio dal fatto che i “paletti” per espellere qualcuno sono estremamente personali.

Insomma, il M5S ha perso una buona occasione per dimostrare di essere qualcosa di valido. Doveva essere una due giorni di programmi e confronto, invece è stato un’evento di autoindulgenza, attacchi frontali verso tutti e falsità. Nulla di nuovo. Si è dimostrato incapace di affrontare i problemi, che puntualmente vengono addossati agli altri, che quando non hanno un nome diventano “i poteri forti”. Lagne e capricci, parole e imposizioni. Ancora, nulla di nuovo. Molto fumo, e niente arrosto.