Il cemento seppellisce a fasi alterne

L'ampliamento della tribuna (via WeSud)
L’ampliamento della tribuna (via WeSud)

C’è una vecchia canzone de I Corvi, che si chiama Resterai. L’ho conosciuta ascoltano un’altra canzone più recente, Quello che Sei, di Kaos One, che si rifà nel testo e nella base della precedente. Resterai quello che sei, con buona pace dei propositi che ti fai nella vita, o per dirla come Totò “Chi nasce tondo non muore quadrato“. Un approcio fatalista che piace e non piace, ma anche un insegnamento che spesso si rivela reale e tangibile.

La vicenda dello stadio Ezio Scida di Crotone è esemplare, e dimostra due aspetti tipici della popolazione crotonese, che resta “invariata” nonostante il passare del tempo. Innanzitutto, una plateale ignoranza quando si parla degli argomenti importanti della città, che si limita alle solite parole (quanto potremmo avere, come dovremmo vivere, ecc…) e si risolve nella triste mancanza di capacità reali al momento dei fatti. In secondo luogo, una tristissima doppia morale, che ci porta ad avere ed esprimere valutazioni non in base a ciò che è giusto, ma in base a ciò che ci interessa o che riteniamo prioritario, arrivando ad avere due valutazioni diverse per due situazioni analoghe.

Mentre oggi apprendiamo dai quotidiani locali che l’apertura dello stadio il 18 Settembre è slittata (situazione ampiamente prevista) a causa dei pareri negativi del CONI sulla struttura in costruzione, e commentiamo il fatto che non ci si potrà giocare prima di fine Settembre o di inizio Ottobre, ci siamo dimenticati di dare spazio ad una considerazione molto più importante, che tutti i “paladini della prima ora” sembrano essersi dimenticati.

Quando ci fù la questione del cemento a Capo Colonna, non sono stati pochi a indignarsi. Lo slogan della protesta divenne in breve tempo “il cemento seppellisce la storia”, e sopratutto sui social il concetto era molto condiviso e ripreso. Quella è la nostra storia, i nostri reperti, dovremmo valorizzarli, non seppellirli! Ed è vero, anche se questo semplice pensiero risponde ad un istinto, un impulso di conservazione non sempre giustificato. Ma tanto si fece che alla fine il progetto è stato modificato, ed ora ci ritroviamo con una discutibilissima opera monca. Nel frattempo la fobia del cemento è tornata un po’ a galla, e sono stati diffusi tanti piccoli comunicati per piccole opere cittadine. L’accusa è sempre la stessa: il cemento.

A distanza di poco più di un anno, dobbiamo affrontare una situazione simile in tutto e per tutto: l’ampliamento dello Stadio Ezio Scida, costruito (assieme all’Ospedale) al di sopra di numerosi reperti archeologici. Non è una novità, come fa notare il Corriere della Sera: l’area è inedificabile dal 1981, non si possono piantare fondamenta nel suolo perché si rischia di intaccare il patrimonio archeologico noto e ignoto, tutt’ora sepolto in una grande fetta del centro cittadino. Ma sappiamo bene che fatta la legge, trovato l’inganno: questo vincolo non impedisce di creare delle strutture senza fondamenta. Dopo numerosi pareri della Sovrintendenza dei Beni Culturali, è arrivato il via libera per la costruzione di una “struttura mobile”, una tribuna ancorata ad un nuovo strato di cemento “asportabile”.

Nonostante le rassicurazioni da parte della stessa Sovrintendenza, che anzi ha tutelato proprio il sito archeologico bloccando la realizzazione dei precedenti progetti considerati troppo invasivi, c’è chi ha comunque paura (in modo magari eccessivo) dei possibili danni che la realizzazione e l’uso di questa struttura può causare. Margherita Corrado infatti non dimentica quanto successo negli anni ’90, ed elenca delle irregolarità nelle concessioni e nelle esecuzioni dei lavori. Sempre lei capitanò la precedente protesta a Capo Colonna, ma questa volta anziché trovare la popolazione dalla sua parte si è trovata la popolazione contro.

Questa volta non c’è nessun sostegno per la causa: nessun cittadino disposto a presidiare, nessun giornale che dà troppo spazio alle considerazioni dell’archeologa, nessun meet-up grillino a cavalcare l’onda (che non c’è). Perché lo Stadio non è Capo Colonna. Nel senso, la situazione è praticamente molto simile, ma si va contro ad un interesse molto più grande per la popolazione: il pallone. Come hanno scritto diversi commentatori, che importa dei sassi? Quei “sassi”, che a Capo Colonna erano “la culla della nostra civiltà“, allo Stadio diventano “abbandonati da 2500 anni“. Quella cultura che a Capo Colonna era da preservare e tutelare, allo Stadio diventa un peso, un danno, perché “impedisce alla città di godere di un sogno“.  C’è anche il complottista di turno, che guarda caso si accorge che “le ns case sono poste su siti archeologici ma stranamente dove si va a parare? sullo stadio“. E poi, le solite parole sul beneficio economico che porterebbe questa Serie A. Sarà.

Come fa notare Gian Antonio Stella, la società sportiva e il comune avrebbero dovuto realizzare un nuovo stadio. Quella sarebbe stata, senza ombra di dubbio, l’idea più sensata e corretta. E invece non fù così: lo stadio venne ampliato nel 1990, nonostante il vincolo archeologico, ed oggi ci ritroviamo nella stessa situazione. Un nuovo stadio sarebbe troppo costoso, e poi dove farlo? Nel programma elettorale della Barbieri si ipotizzò di costruire il nuovo stadio nella zona bonificata della Pertusola Sud, ma sarà fortunato chi lo vedrà. Economicamente parlando, la realizzazione dell’attuale opera era l’unica via percorribile, e non va biasimata in quanto tale, bensì come risultato di una politica veramente misera. Una politica rimasta ferma, immobile, che ci ha riportati alla stessa situazione degli anni ’90. La mancanza di lungimiranza infatti ci farà restare sempre fermi, immobili, e con gli stessi problemi. Lo stadio non si sposterà da solo, e per adesso nessuno sembra avere intenzione di spostarlo. La stessa società sportiva, infatti, è “accusata” da più fronti di non stare investendo abbastanza in questa Serie A, quasi come a dire che tanto l’anno prossimo si retrocede.

Abbiamo dunque il doppio danno: da una parte, chi si sopravaluta senza avere le reali capacità (come società sportiva e comune, che sapevano della promozione matematica da Aprile e non hanno avuto fretta nel presentare tre progetti irrealizzabili, sbagliati e zeppi di irregolarità, sfociando in polemiche, proteste e ritardi che non ci fanno fare una bella figura), dall’altra chi è volatile e cambia giudizio in base ai propri interessi (come i cittadini che non si vergognano nel dire che i reperti archeologici, questa volta, possono stare dove sono: sotto il cemento). In questo caso, nessuno griderà allo scandalo, al cemento o agli abusi di potere dei forti (che ci sono eccome). No, in questo caso va bene così.

Chapeau. Ma quanto meno, prendiamo atto di una cosa: non è il cemento a seppellire la storia, bensì l’immobilismo mentale. Il vincolo nell’uso di “paletti”, che non ci permette di giudicare un progetto o un’opera per quello che è, ma per quello che vorremmo che fosse. Come detto sopra, un istinto di conservazione innato, che nella sua istintività si traduce in contraddizioni e diseguaglianze. Come in questo caso.